domenica 28 dicembre 2025

Quell'anima speciale

Per la rubrica: Parola ai Poeti NON Artificiali, la chiacchierata con l'autrice Annalisa Lucini, sugli amori che non si concretizzano e su quelli che nascono, sulle intenzioni e sulle scelte che determinano l'esistenza e sulla dualità che la Poesia può creare ma anche sciogliere e tanto altro… 


Annalisa Lucini, avvocato e poetessa. Ha pubblicato per la poesia: Dannazione di donna perbene (Eretica edizioni). Ha curato per la collana universitaria eCampus «Bridging» il volume Enzo Siviero Human Bridges Ponti Umani. È stata nella giuria nel Concorso Nazionale Zeno. Membro di redazione del quaderno elettronico di critica letteraria «Retroguardia» e del Lit-blog «Finestre». Suoi inediti sono presenti nel Lit-Blog «Gruppo Scrittori Firenze». Scrive saltuariamente sulla rivista «Galileo». Suoi versi, tradotti in cinese, fanno parte di alcuni progetti della Scuola di Poesia Enciclopedica. Dal 2025 scrive con Ginevra Sanfelice Lilli sulla rivista nazionale Your Time by L’Orologio.

Quando ti sei accorta che per te la poesia è un'importante forma di comunicazione?

Avevo quattordici anni ed ero innamorata di un ragazzino della scuola. Lui, più grande, proprio non mi notava. Poi un amico di famiglia -giornalista- mi ha regalato un libro di poesie di Jacques Prévert con testo francese a fronte. Ho cominciato a fare come Pollicino: seminavo ogni tanto versi su diari, quaderni, lavagne e scriverli, in francese, mi imbarazzava di meno che scriverli in italiano. A quell'età non hai percezione di te stesso e pensi che se il contesto si accorge dei tuoi sentimenti potresti essere deriso. L'insegnante di francese notò quei versi sparsi e ricordo una lezione dedicata ad alcune poesie di Prévert. Quell'amore non si è mai concretizzato ma credo di essermi accorta allora della potenza comunicativa della poesia.

Che rapporto hai con la poesia?

Un rapporto di "sorellanza". Nel senso che Annalisa (A) sta alla poesia (P) come una sorella/fratello (S) sta alla sua famiglia (F). A:P= S:F. Questo comporta una relazione stretta, viscerale e anche complessa. Se sono distratta dagli stimoli esterni dimentico le ricorrenze, mi presento tardi agli appuntamenti, mi astengo da lettura e scrittura. Se ho necessità di casa per ritornare nel nucleo fondamentale, sparisco agli occhi del mondo e dedico alla poesia ogni momento.

Poesia è soprattutto lavorare con la parola, quanto conta ancora la parola in questo periodo storico nel suo massimo abuso telematico?

La parola è tutto. La utilizziamo per diversi scopi e il poeta -più di altri- ne comprende la forza evocativa, declinandola in base a ciò che vuole comunicare. Mondo, sii, e buono;/ esisti buonamente… Inizia così una poesia di Andrea Zanzotto intitolata Al mondo e contenuta nella raccolta "La beltà" del 1968. Venire al mondo, essere buono e esistere buonamente sono caratteristiche ben distinte. C'è un inizio, un'intenzione e poi ci sono scelte ben precise di vita, per esistere buonamente. Tutti elementi che -come la parola- sono espressioni della vita quotidiana che è immersa anche nel virtuale. Per questo bisogna sempre saper scegliere la parola giusta e individuare quel confine che è la nostra salvezza dall'abuso telematico. Alla parola, talvolta bisogna frapporre silenzio, pausa, interruzione, introspezione. Solo così -forse- continueremo ad esistere buonamente.

Come può la parola umana competere o interagire con la parola dell'intelligenza artificiale?

Credo sia una questione di intelligenza. Umana non artificiale. La parola è sempre al centro e interagisce con l'intelligenza artificiale in una relazione strumentale. Qualche tempo fa un'amica mi raccontava che nella fase preparatoria di un progetto di gruppo, è venuto fuori che la bozza era stata palesemente realizzata con l'intelligenza artificiale. Individuati gli elementi inconfutabili di questa "scorciatoia", i lavori sono ricominciati con l'ammonimento a tutti i presenti di non fare più una cosa del genere. Anche a scuola, se qualcuno copiava di sana pianta da un testo scolastico veniva smascherato. Cosa è cambiato rispetto a ieri? La tecnologia. E bisogna utilizzarla con buon senso. Si può scrivere una poesia con Chat GPT, è vero, ma non si potrà mai donare alle parole quell'anima speciale che soltanto l'ispirazione umana sa. E un'ispirazione fasulla, prima o poi si palesa da sola. Sempre.

Qual è la tua opera (o le tue opere) in cui ti riconosci di più? Ce ne vuoi parlare?

Mi riconosco in ogni cosa che ho scritto e non rinnego nulla. Ho lesionato la mia coscienza di laceranti giorni./Strappi violenti, progenie di procurati danni, questo uno dei versi di Cocci rotti che apre Dannazione di donna perbene, mia opera prima edita, nella quale ho espresso le contraddizioni del demone angelo che si cela nella percezione del sé nel mondo interiore e nella spazialità. Uno spazio che è contemporaneamente tópos e non-luogo. Nella dualità alla quale, ormai, appartengo c’è sempre l'invettiva della poetessa alla donna e, in questo sdoppiamento esistenziale, sono le parole a svelare: Dannata me, Macerata anima solitaria./ Butto via ogni cosa persa e ritrovata/prima del suo innato deteriorarsi. Sul concetto di "riconoscersi" potrei dire moltissimo. E-Noi-Cosa-Siamo? Scrivevo qualche anno fa nella raccolta inedita Lilac Wine che, dopo un importante riconoscimento nazionale, non ho avuto il coraggio di pubblicare. Ma questa è un'altra storia… Italo Calvino nelle sue Lezioni americane ha scritto che siamo “un inventario di oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”. Dunque oggi Annalisa è questo: il verso iniziale di un suo fraseggio, in viaggio per vedere luce: Mi cullò,/ sconosciuto utero retroverso/ in dondolii lievi a precedere/ l’affiorare lieve.


La Poesia può ancora comunicare alle nuove generazioni?

La Poesia “deve” comunicare alle nuove generazioni. Questo per effetto di un processo generativo che non può arrestarsi. Conosco alcuni giovani poeti dei quali apprezzo carisma e ispirazione e comprendo molto bene lo scollamento esistente tra le diverse generazioni poetiche. Si dovrebbe trovare sempre il modo per creare varchi tra vecchie e nuove generazioni, progetti comuni, momenti aggregativi… In primis è una questione di volontà, poi può entrare in gioco anche la caparbietà nel tentare di rompere schemi e arroccamenti. Solo così non rischieremo mai di perdere il filo di Arianna.



domenica 14 dicembre 2025

Duane Eddy: Una firma inconfondibile

Per la rubrica: Archeologia musicale, il momento in cui il rock’n’roll inizia a prendere nuove forme grazie ad artisti che amano sperimentare con gli strumenti. 



C’è un suono, legato ad un modo particolare di suonare la chitarra elettrica, che fa parte della storia del Rock and Roll e che quando arriva alle orecchie, con il suo ritmo dondolante e avvolgente, sembra che esista da sempre, o per lo meno da quando è nato questo genere musicale. Una tecnica stilistica chiamata Twangy, caratterizzata da un arpeggio che esalta l’ampiezza vibrante delle corde basse della chitarra, attraverso un ricercato modo di usare l’elettrificazione che aumenta il riverbero e l’eco. Il creatore di tale tecnica è Duane Eddy, talentuoso musicista proveniente da Tucson e accasatosi in Arizona, che affida le sue qualità artistiche al produttore Lee Hazelwood, grande esperto delle tecniche acustiche che, per rafforzare l’effetto eco, porta il chitarrista a registrare all’interno di giganteschi contenitori metallici per liquidi. Così nasce Movin’ n’ Groovin’ nel 1958, brano intenso, trascinante e che grazie al suo sinuoso sound mette una gran voglia di ballare, conquistando in breve tempo le vette delle classifiche. Duane ha soltanto vent’anni quando è già famoso come Elvis, ma la sua voglia di fare Rock ‘n’ Roll risale a molto tempo prima, e la sua passione per la chitarra a quando aveva soli cinque anni e si divertiva ad emulare i suoi idoli musicali. Sempre dello stesso anno è Rebel Rouser, altro fondamentale brano che mette in contatto il musicista con le sue radici Country; l’impatto di questi brani sul mondo musicale è devastante, influenzando a livello espressivo tutta la generazione della Surf Music, o chitarristi di importanza storica come George Harrison o Jeff Beck. Sull’onda del successo, della sua musica e del suo stile, la produzione prende una velocità vertiginosa, con le registrazioni nel giro di pochi mesi di brani come Ramrod, Cannonball o Forty Miles Of Bad Road. Nel 1959, inoltre, viene incaricato di eseguire la colonna sonora del film “Because They’re Young”, che si rivela un’altra tappa fondamentale della sua carriera artistica, immortalando l’iconografia che appartiene all’immaginario degli anni cinquanta negli States- Cadillac, brillantina sui capelli, gioventù turbolenta- in un ritmo Rockabilly. Il suo periodo d’oro sembra inarrestabile e a confermare il gradimento arrivano pezzi in rapida successione come Yep, Shazam!, o la sua interpretazione di Peter Gunn, e nel 1962 (Dance With The) Guitar Man. Quando nulla sembra poter fermare la sua ascesa, con la minaccia della British Invasion che incombe sul mercato musicale americano, è lui stesso a cambiare le carte in tavola rivoluzionando la sua proposta artistica. Gli album della metà degli anni sessanta infatti lo vedono impegnato a sperimentare altri linguaggi, prediligendo la forma acustica o reinterpretando brani di autori che apprezza, come nel caso di Bob Dylan, cercando di coglierne la poesia compositiva strumentale al di là dei versi. Negli intervalli di tempo si concede delle parentesi dedicate al cinema con interpretazioni anche di rilievo. La sua carriera prosegue così per tutti gli anni a seguire, con produzioni e collaborazioni musicali sempre di altissimo livello e tributi e riconoscimenti che piovono copiosi. Quando qualsiasi chitarrista sale sul palco ancora oggi e imbraccia la chitarra, basta soltanto che le sue dita sfiorino soltanto una corda a far vibrare la prima nota alla maniera di Duane Eddy, per far scattare la magia; il suo sound si materializza all’istante attraverso la firma inconfondibile per dare forma al Rock ‘n’ Roll e per ricordarcelo nei secoli dei secoli.