Per la rubrica: Parola ai Poeti NON Artificiali, la chiacchierata con l'autrice Annalisa Lucini, sugli amori che non si concretizzano e su quelli che nascono, sulle intenzioni e sulle scelte che determinano l'esistenza e sulla dualità che la Poesia può creare ma anche sciogliere e tanto altro…
Annalisa Lucini, avvocato e poetessa. Ha pubblicato per la poesia: Dannazione di donna perbene (Eretica edizioni). Ha curato per la collana universitaria eCampus «Bridging» il volume Enzo Siviero Human Bridges Ponti Umani. È stata nella giuria nel Concorso Nazionale Zeno. Membro di redazione del quaderno elettronico di critica letteraria «Retroguardia» e del Lit-blog «Finestre». Suoi inediti sono presenti nel Lit-Blog «Gruppo Scrittori Firenze». Scrive saltuariamente sulla rivista «Galileo». Suoi versi, tradotti in cinese, fanno parte di alcuni progetti della Scuola di Poesia Enciclopedica. Dal 2025 scrive con Ginevra Sanfelice Lilli sulla rivista nazionale Your Time by L’Orologio.
Quando ti sei accorta che per te la poesia è un'importante forma di comunicazione?
Avevo quattordici anni ed ero innamorata di un ragazzino della scuola. Lui, più grande, proprio non mi notava. Poi un amico di famiglia -giornalista- mi ha regalato un libro di poesie di Jacques Prévert con testo francese a fronte. Ho cominciato a fare come Pollicino: seminavo ogni tanto versi su diari, quaderni, lavagne e scriverli, in francese, mi imbarazzava di meno che scriverli in italiano. A quell'età non hai percezione di te stesso e pensi che se il contesto si accorge dei tuoi sentimenti potresti essere deriso. L'insegnante di francese notò quei versi sparsi e ricordo una lezione dedicata ad alcune poesie di Prévert. Quell'amore non si è mai concretizzato ma credo di essermi accorta allora della potenza comunicativa della poesia.
Che rapporto hai con la poesia?
Un rapporto di "sorellanza". Nel senso che Annalisa (A) sta alla poesia (P) come una sorella/fratello (S) sta alla sua famiglia (F). A:P= S:F. Questo comporta una relazione stretta, viscerale e anche complessa. Se sono distratta dagli stimoli esterni dimentico le ricorrenze, mi presento tardi agli appuntamenti, mi astengo da lettura e scrittura. Se ho necessità di casa per ritornare nel nucleo fondamentale, sparisco agli occhi del mondo e dedico alla poesia ogni momento.
Poesia è soprattutto lavorare con la parola, quanto conta ancora la parola in questo periodo storico nel suo massimo abuso telematico?
La parola è tutto. La utilizziamo per diversi scopi e il poeta -più di altri- ne comprende la forza evocativa, declinandola in base a ciò che vuole comunicare. Mondo, sii, e buono;/ esisti buonamente… Inizia così una poesia di Andrea Zanzotto intitolata Al mondo e contenuta nella raccolta "La beltà" del 1968. Venire al mondo, essere buono e esistere buonamente sono caratteristiche ben distinte. C'è un inizio, un'intenzione e poi ci sono scelte ben precise di vita, per esistere buonamente. Tutti elementi che -come la parola- sono espressioni della vita quotidiana che è immersa anche nel virtuale. Per questo bisogna sempre saper scegliere la parola giusta e individuare quel confine che è la nostra salvezza dall'abuso telematico. Alla parola, talvolta bisogna frapporre silenzio, pausa, interruzione, introspezione. Solo così -forse- continueremo ad esistere buonamente.
Come può la parola umana competere o interagire con la parola dell'intelligenza artificiale?
Credo sia una questione di intelligenza. Umana non artificiale. La parola è sempre al centro e interagisce con l'intelligenza artificiale in una relazione strumentale. Qualche tempo fa un'amica mi raccontava che nella fase preparatoria di un progetto di gruppo, è venuto fuori che la bozza era stata palesemente realizzata con l'intelligenza artificiale. Individuati gli elementi inconfutabili di questa "scorciatoia", i lavori sono ricominciati con l'ammonimento a tutti i presenti di non fare più una cosa del genere. Anche a scuola, se qualcuno copiava di sana pianta da un testo scolastico veniva smascherato. Cosa è cambiato rispetto a ieri? La tecnologia. E bisogna utilizzarla con buon senso. Si può scrivere una poesia con Chat GPT, è vero, ma non si potrà mai donare alle parole quell'anima speciale che soltanto l'ispirazione umana sa. E un'ispirazione fasulla, prima o poi si palesa da sola. Sempre.
Qual è la tua opera (o le tue opere) in cui ti riconosci di più? Ce ne vuoi parlare?
Mi riconosco in ogni cosa che ho scritto e non rinnego nulla. Ho lesionato la mia coscienza di laceranti giorni./Strappi violenti, progenie di procurati danni, questo uno dei versi di Cocci rotti che apre Dannazione di donna perbene, mia opera prima edita, nella quale ho espresso le contraddizioni del demone angelo che si cela nella percezione del sé nel mondo interiore e nella spazialità. Uno spazio che è contemporaneamente tópos e non-luogo. Nella dualità alla quale, ormai, appartengo c’è sempre l'invettiva della poetessa alla donna e, in questo sdoppiamento esistenziale, sono le parole a svelare: Dannata me, Macerata anima solitaria./ Butto via ogni cosa persa e ritrovata/prima del suo innato deteriorarsi. Sul concetto di "riconoscersi" potrei dire moltissimo. E-Noi-Cosa-Siamo? Scrivevo qualche anno fa nella raccolta inedita Lilac Wine che, dopo un importante riconoscimento nazionale, non ho avuto il coraggio di pubblicare. Ma questa è un'altra storia… Italo Calvino nelle sue Lezioni americane ha scritto che siamo “un inventario di oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”. Dunque oggi Annalisa è questo: il verso iniziale di un suo fraseggio, in viaggio per vedere luce: Mi cullò,/ sconosciuto utero retroverso/ in dondolii lievi a precedere/ l’affiorare lieve.
La Poesia può ancora comunicare alle nuove generazioni?
La Poesia “deve” comunicare alle nuove generazioni. Questo per effetto di un processo generativo che non può arrestarsi. Conosco alcuni giovani poeti dei quali apprezzo carisma e ispirazione e comprendo molto bene lo scollamento esistente tra le diverse generazioni poetiche. Si dovrebbe trovare sempre il modo per creare varchi tra vecchie e nuove generazioni, progetti comuni, momenti aggregativi… In primis è una questione di volontà, poi può entrare in gioco anche la caparbietà nel tentare di rompere schemi e arroccamenti. Solo così non rischieremo mai di perdere il filo di Arianna.



