Per la rubrica: Indagine sulla Poesia AI tempi di AI, la chiacchierata con l'autore Michele Carniel, sull'indispensabilità della poesia che con la sua presenza permette di sopravvivere, sulla sua capacità di penetrare in profondità e svestire dalle maschere del quotidiano e tanto altro…
Michele Carniel, vive a San Donà di Piave. Lavora come progettista navale a Marghera (Ve). Nel 2019 pubblica per Sillabe di Sale editore la prima silloge “Tra il Piave e la luna”. Nel 2020, 3 poesie sono state selezionate per l’antologia di poeti contemporanei “Kairos” (CTL editore). Nel 2023 pubblica “La strategia del respiro” per Terra d’ulivi edizioni. Nel 2023 vince la prima edizione del concorso nazionale di Poesia “Le muse di legno”. E riceve un encomio d’eccellenza per una Poesia alla decima edizione del premio internazionale “Città del Galateo”. Nel 2025 pubblica “D’amore, chiodi e silenzi” per Puntoacapo editrice. È presente in varie antologie.
Quando ti sei accorto che per te la poesia è un'importante forma di comunicazione?
Fin da piccolo, quando mio padre tornava dall’Iran dove è stato qualche anno per lavoro, e leggeva a mia madre, a me e a mio fratello le poesie che scriveva nel deserto. Lì ho capito che era quello un mezzo indispensabile per la sua sopravvivenza così lontano da casa, era un modo tutto suo per comunicare a noi che lo aspettavamo a casa. I versi erano molto potenti e penetravano nel cuore già quando avevo 10 anni. Chiaramente poi ho voluto ereditare questo veicolo comunicativo scrivendo a mia volta tutta la narrazione emotiva che sentivo dentro di me, trascrivendola sotto forma di versi.
Che rapporto hai con la poesia?
Diretto, nudo ed esplicito. È l’unico modo che ho per potermi svestire delle maschere che ogni giorno devo indossare per districarmi dalle ragnatele quotidiane. La Poesia mi aiuta a non perdere il filo con me stesso, con quello che provo.
Poesia è soprattutto lavorare con la parola, quanto conta ancora la parola in questo periodo storico nel suo massimo abuso telematico?
Credo che la parola sia diventata una nuova forma di resistenza e proprio per questo dobbiamo rinforzare i fili che ci conducono ad essa, per non disperdere la strada che ha portato l’umanità a creare ogni forma di bellezza. La Poesia è stato un veicolo importante ed essenziale nel tenere legate genti lontane da loro, specialmente dal punto di vista sociale. Pertanto è di interesse comune riuscire a tenere traccia del percorso evolutivo che la parola ha perseguito, resistendo appunto ad un approccio tecnologico/telematico che potrebbe indebolirla.
Come può la parola umana competere o interagire con la parola dell'intelligenza artificiale?
Creando nuove forme di coabitazione e non di contrapposizione. L’intelligenza artificiale, come tutte le “invenzioni” di ogni epoca, diventa utile nel momento in cui viene utilizzata per arricchimento e non per sottrazione o per fugare le difficoltà.
Qual è la tua opera (o le tue opere) in cui ti riconosci di più? Ce ne vuoi parlare?
Le sillogi che ho pubblicato sono equamente importanti perché fanno parte di una personale trilogia:
“Tra il Piave e la luna” (Sillabe di sale editore) è stato il mio esordio poetico, la mia carta d’identità letteraria nella quale ho svelato lo strato più epidermico di me stesso dal punto di vista emotivo. Ho narrato la mia quotidianità, fatta di luoghi (tra tutti il mio amato Piave), lavoro, amore, ed un flusso pensieri a 360° su tutto ciò che mi circonda.
“La strategia del respiro” (Terra d’ulivi edizioni) invece prosegue in un tracciato che va più a fondo, sono fotografie esistenziali che vivo ed ho vissuto sottopelle, in cui ogni istantanea della vita si trasforma in versi, ed è una raccolta suddivisa in due capitoli: ‘Inspirazione’, in cui la Poesia è più verticale, in cui ho sottolineato il nettare della mia poetica, un’emotività inquieta, tormentata; in ‘Espirazione’ invece la Poesia è in forma prosastica, che ritengo essere il mio vestito migliore ed esterna tutto il coinvolgimento sensoriale e sentimentale che traevo dal vivere e dagli accadimenti. Poesia tradotta in respiri essenziali.
“D’amore, chiodi e silenzi” chiude il cerchio, mette a nudo la mia intimistica esistenza, un’indagine introspettiva che, come scrive il mio amico poeta Gianpaolo Mastropasqua nella prefazione “affronta la metafora vertiginosa della passione del vivere intesa quale quotidiano morire, la voce dell’ombra che respira come una lenta morte per un gravoso, ereditato peso”. La poetica intreccia una liturgia fatta di domande che esigerebbero quanto meno uno sguardo, e sbriciola una carnalità che esonda in versi di amore inteso come ferita aperta, chiodi come sigillo di una crocifissione quotidiana e silenzi come spazi saturi di grida taciute (ho rubato una chiave di lettura di un amico poeta che mi ha letto).
Come ho detto precedentemente, nel teatro quotidiano molti di noi vestono maschere perché una società così poco tesa all’umanità te lo richiede implicitamente, proprio per questo dico sempre ai miei lettori e lettrici che chi mi vuol conoscere davvero mi può ricercare in ciò che scrivo, dove metto a nudo tutto il mio sfrenato sentire.
La Poesia può ancora comunicare alle nuove generazioni?
La Poesia comunica sempre, a prescindere da età e condizioni sociali, la chiave credo sia quella di essere pronti e permeabili alla sua “invasione”, ovvero quanto siamo disposti ad accogliere la potenza che essa è in grado di sprigionare. E quando ciò accade, posso assolutamente affermare che può divenire un traino per una personale salvezza e di proliferazione della bellezza. L’ho provato sulla mia anima.


