Per la rubrica: Archeologia musicale, ripercorriamo le motivazioni, che affondano le loro radici profonde nei primi anni sessanta, per il conferimento del Premio Nobel per la Letteratura a un musicista che ha saputo elevare i testi delle proprie canzoni a materiale letterario di altissimo valore.
Bob Dylan nella sua carriera ha vinto un’infinità di premi, nell'ottobre del 2016, però, è arrivato il premio più prestigioso. Il Nobel per la Letteratura. Un'attribuzione che ha creato non poche polemiche, soprattutto tra i puristi della letteratura, nonostante da parte dei giurati ci sia stata un'apertura rara. Dal mio punto di vista i testi delle canzoni non sono poesie, sono un’altra forma di comunicazione, ma quando queste altre forme di comunicazione veicolano elaborazioni creative dell'ingegno tradotte in scrittura, e s'insediano nell'immaginario collettivo, possono trasformarsi in Arte letteraria, possono essere Poesia.
Nel caso di Dylan, poi, è difficile trovare una giusta linea di demarcazione tra Musica e Poesia. I riferimenti letterari sono infiniti. A partire dal nome, Robert Allen Zimmerman all’anagrafe, di famiglia ebrea, dopo vari tentativi, finisce per ribattezzarsi, Bob Dylan, in omaggio al suo poeta preferito Dylan Thomas, scomparso prematuramente negli anni Cinquanta.
Dal poeta gallese ha preso lo stile di stesura dei versi. Thomas infatti strutturava un verso che fungeva da nucleo centrale. Ogni verso corrispondeva ad un'immagine, e le immagini degli altri versi viaggiavano vorticosamente, tra opposizione e sintonia, intorno al nucleo centrale.
Nel corso dei suoi primi lavori folk numerosissime sono le citazioni del poeta, rivoluzionando il modo di scrivere testi in modo tale che dopo sarà impossibile pensare ad un'altra maniera di creare canzoni d'autore.
Oh, what did you see, my darling young one?
I saw a newborn baby with wild wolves all around it
I saw a highway of diamonds with nobody on it,
I saw a black branch with blood that kept drippin’,
I saw a room full of men with their hammers a-bleedin’,
I saw a white ladder all covered with water,
I saw ten thousand talkers whose tongues were all broken,
I saw guns and sharp swords in the hands of young children,
And it’s a hard, and it’s a hard, it’s a hard, it’s a hard,
And it’s a hard rain’s a-gonna fall.
(A Hard Rain's A-Gonna Fall, in The Freewheelin' Bob Dylan,1963).
Il primo innamoramento per la musica arriva attraverso il rock and roll vero e proprio, poi la voglia di dare impegno ai contenuti lo coglie con l’ascolto della voce profonda e disperata della cantante folk Odetta che conduceva battaglie sociali contro la discriminazione razziale.
La potenza dei suoi testi lo porterà a diventare un punto di riferimento per tutta la comunità folk; è di questo periodo infatti Blowin’ In The Wind, manifesto pacifista per eccellenza. Il brano contiene versi ispirati allo stile di protesta di Woody Gouthry. Dylan pensa che sia arrivato il momento di allinearsi alle posizioni antimilitariste dei poeti Beat e introduce tematiche politiche in un brano di musica leggera. Il suo modo di esporsi in prima persona, e il suo modo di combattere utilizzando esclusivamente le armi della musica, lo eleggeranno, insieme a Joan Beaz, portavoce dei diritti civili.
How many times must a man look up
Before he can see the sky?
Yes, ‘n’ how many ears must one man have
Before he can hear people cry?
Yes, ‘n’ how many deaths will it take till he knows
That too many people have died?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.
(in The Freewheelin' Bob Dylan, 1963).
Non dimenticherà mai di appoggiare le classi più deboli o gli emarginati. Nei suoi album, anche degli anni successivi, saranno sempre presenti testi di protesta. Un altro celebre esempio è Hurricane del 1976, dedicata a Rubin Carter un pugile afroamericano, in lizza per il titolo dei pesi medi, condannato ingiustamente per un triplice omicidio.
“Remember that murder that happened in a bar?”
“Remember you said you saw the getaway car?”
“You think you’d like to play ball with the law?”
“Think it might-a been that fighter that you saw runnin’ that night?”
“Don’t forget that you are white.”
(in Desire, 1976).
La voglia di sperimentare con il linguaggio si muove parallelamente a quella di sperimentare musicalmente, spostando i suoni delle radici (folk, country e blues) verso sonorità elettriche rockabilly e il rock nudo e crudo, producendo la riconosciuta trilogia di capolavori: “Bringing It All Back Home”, “Highway 61 Revisited” e “Blonde on Blonde”.
Sono forse questi i lavori che mostrano al meglio il suo repertorio letterario.
Like A Rolling Stone rappresenta il momento della carriera in cui Dylan sveste i panni del profeta e trascinatore di folle per rivendicare la propria essenza di menestrello e narratore di storie, aperto alle contaminazioni e alle influenze letterarie che lo hanno preceduto.
Il continuo spostarsi da un genere all'altro provoca malumori tra i suoi estimatori, ma la provocazione è voluta e fa parte dei suoi escamotage stilistici, tesi a sorprendere continuamente gli ascoltatori e soprattutto se stesso. Le emozioni non possono arenarsi in una forma soltanto. Volta per volta sente la necessità di trovare la giusta atmosfera, la giusta magia e l'ardimento nel porgerla.
You used to be so amused
At Napoleon in rags and the language that he used
Go to him now, he calls you, you can’t refuse
When you ain’t got nothing, youve got nothing to lose
You’re invisible now, you got no secrets to conceal
How does it feel?
How does it feel?
To be without a home?
Like a complete unknown?
Like a rolling stone?
(in Highway 61 Revisited, 1965).
Pur non rinunciando mai alla sua tecnica ricca di immagini surreali accoglie le istanze stilistiche degli intellettuali del suo periodo contaminando l'eleganza con strali di slang stradaiolo stesi con ritmo incalzante.
Forse l'esempio più lampante è Subterranean Homesick Blues, che già da titolo indica una vicinanza all'opera Sotterranei di Jack Kerouak ma anche a quella più lontana nel tempo di Fedor Dostovjeskj.
Get sick, get well
Hang around a ink well
Ring bell, hard to tell
If anything is goin’ to sell
Try hard, get barred
Get back, write braille
Get jailed, jump bail
Join the army, if you fail
Look out kid
(in Bringing It All Back Home, 1965).
Il suo amore per la poesia lo porta ad emulare lo stile di vita dei poeti maledetti francesi e ne celebra il linguaggio in Mr. Tambourine Man, viaggio esoterico e visionario che narra le vicende di uno spacciatore di sostanze stupefacenti. Tema scottante in quel periodo, ma questa tesi non è mai stata confermata.
Take me on a trip upon your magic swirlin’ ship,
My senses have been stripped, my hands can’t feel to grip,
My toes too numb to step, wait only for my boot heels
To be wanderin’.
I’m ready to go anywhere, I’m ready for to fade
Into my own parade, cast your dancing spell my way,
I promise to go under it.
(in Bringing It All Back Home, 1965).
Anche Just Like Tom Thumb’s Blues, composta al ritorno da un viaggio in Messico, è su queste posizioni. Descrive una discesa agli inferi della disperazione e della decadenza umana con riferimenti ai versi de “La Mia Boheme” di Arthur Rimbaud, ma si spinge anche oltre facendosi influenzare dal romanzo "Sotto il Vulcano”, una sorta di Divina Commedia ubriaca, scritta da Malcolm Lowry.
Sweet Melinda
The peasants call her the Goddess of gloom
She speaks good English
And she invites you up into her room
And you’re so kind
And careful not to go to her too soon
And she takes your voice
And leaves you screaming at the moon
(in Highway 61 Revisited, 1966).
Se l'eleganza della lingua inglese la deve a Shakespeare e Thomas, un'altra delle sue fonti di ispirazione è John Keats. In Not Dark Yet, infatti, ripercorre le tematiche del poemetto Ode ad un usignolo, sulle problematiche di un uomo che si ritrova a vivere l'età più matura.
Shadows are falling and I've been here all day
It's too hot to sleep and time is running away
Feel like my soul has turned into steel
I've still got the scars that the sun didn't heal
There's not even room enough to be anywhere
It's not dark yet, but it's getting there
(in Time Out of Mind, 1997).
Ma Dylan è un affamato lettore e attento osservatore dei suoi tempi e nel sentire la notizia dell'eruzione di un vulcano su un'isola, scrive Black Diamond Bay lasciandosi guidare dalle parole del romanzo Vittoria - Una storia delle isole di Joseph Conrad, e racconta l'evento dal punto di vista degli isolani e di coloro che apprendono la notizia alla televisione.
A soldier sits beneath the fan
Doin' business with a tiny man who sells him a ring.
Lightning strikes, the lights blow out.
The desk clerk wakes and begins to shout,
"Can you see anything?"
Then the Greek appears on the second floor
In his bare feet with a rope around his neck,
While a loser in the gambling room lights up a candle,
Says, "Open up another deck."
But the dealer says, "Attendez-vous, s'il vous plait,''
As the rain beats down and the cranes fly away
From Black Diamond Bay.
(in Desire, 1976).
Nel suo repertorio non mancano canzoni d'amore e non mancano le critiche per queste ballate che sfiorano la retorica più melensa. Ma, come dicevo prima, lui è abituato alle critiche. Molte delle sue serenate hanno creato vivi dibattiti su chi possano essere le donne a cui sono dedicate. Aveva una vita amorosa abbastanza movimentata e probabilmente uno dei testi più belli è quello dì Love Minus Zero/No Limits
The cloak and dagger dangles
Madams light the candles
In ceremonies of the horsemen
Even the pawn must hold a grudge
Statues made of match sticks
Crumble into one another
My love winks, she does not bother
She knows too much to argue or to judge.
(in Bringing It All Back Home, 1965).
Il brano plana tra le citazioni del poema “Il Corvo” di Edgar Allan Poe e “La Rosa Malata” di William Blake, ma che non disdegna di scomodare il Libro di Daniele proprio dalla Bibbia.
Le citazioni dal Testo Sacro saranno presenti in tutta la sua produzione. Sembra che non si separasse mai dalla sua copia. È la sua personale mitologia che lo ispira sulle onde da seguire.
La sua vicinanza al Sacro in un momento di rivalsa spirituale si traduce in una conversione al cristianesimo che esprimerà in ben tre album alla fine degli anni Settanta.
Dylan ha una mente aperta e ha disseminato di perle inestimabili ogni sua produzione, anche quelle meno consacrate dalla critica, anche nelle colonne sonore dei film, o nelle collaborazioni ai musical.
Nel corso della sua carriera Bob Dylan si è esposto ad altri importanti cambiamenti e ha pubblicato anche dei libri… ma non è per i suoi lavori su carta che ha vinto il Nobel per la Letteratura; è stato insignito del Premio, per la letteratura contenuta nel testi delle sue canzoni, che fondono, provocazione dadaista e studi sacri, maledizione e simbolismo, surrealismo e neorealismo, eleganza classica a slang moderno e beat, arte circense a sobrietà assoluta.
Per tutti questi motivi e non solo, ben venga questo riconoscimento…
e che le pietre continuino a rotolare.











