Per la rubrica: Indagine sulla Poesia AI tempi di AI, la chiacchierata con l'autrice Sheila Moscatelli sul senso di pienezza che la Poesia propone, sullo spirito del poeta che lo infonde in ogni parola e in ogni gesto…
Sheila Moscatelli è nata a Terni il 31 dicembre del 1977, si è laureata in Medicina e Chirurgia e specializzata in Reumatologia presso l’Università degli studi di Perugia. Dal 2011 vive e lavora a Ravenna. Suoi testi appaiono su blog letterari e riviste on line come Atelier, Interno Poesia, Poeti Oggi, La Poesia e lo Spirito, Versolibero, Il Tasto Giallo, Circolare Poesia, Larosainpiu, Lucaniart, Farapoesia, L’Astero Rosso, Margutte, L'Estroverso, L’Altrove. Alcuni sono stati tradotti in spagnolo per il Centro Cultural Tina Modotti. Ha pubblicato “L’essenziale” (Firenzelibri, 2023, prefazione di Valerio Grutt) e “Una spiga” (peQuod, collana Portosepolto, 2025, prefazione di Francesca Serragnoli). Collabora come redattrice ed editor con la collana Fuori Stagione e con la rivista di poesia Bottega Portosepolto.
Quando ti sei accorta che per te la poesia è un'importante forma di comunicazione?
Ho incontrato la poesia, come molti, da bambina e me ne sono innamorata intorno ai vent’anni, ma per me è rimasta a lungo un fatto privato. L’esigenza di condivisione è nata solamente negli ultimi anni, dopo aver incontrato compagni di viaggio che sono tutt’ora punti di riferimento preziosissimi e una comunità che è diventata famiglia.
Che rapporto hai con la poesia?
Come ho detto una volta ad un caro amico “siamo in una relazione felice e corrisposta”. La scrittura arriva quando vuole, e quando accade è uno stato di grazia, per il quale cerco di farmi trovare pronta, ma la lettura è una necessità quotidiana. Per me la poesia è un modo di stare al mondo, come dice Bobin in “abitare poeticamente il mondo”. Mi ha insegnato a stare nelle domande senza aspettare risposte.
Poesia è soprattutto lavorare con la parola, quanto conta ancora la parola in questo periodo storico nel suo massimo abuso telematico?
Il grande rischio che si corre con l’abuso delle parole è quello di svuotarle di senso. Accoglienza, resilienza, uguaglianza, pace sono esempi di parole largamente utilizzate e ridotte a scatole vuote, simulacri privi del significato originario. La poesia fa esattamente il contrario. Riempie di senso ogni parola. Quando in un testo poetico leggo la parola sole devo poterne sentire il calore sul viso.
Come può la parola umana competere o interagire con la parola dell'intelligenza artificiale?
Non credo che possa esserci competizione. L’AI è uno strumento e come tale né buono né cattivo. Dipende dall’utilizzo che se ne fa. La creatività invece è una caratteristica strettamente umana, da cui è impossibile prescindere se si vuole fare arte con la scrittura. La poesia non è solamente tecnica o competenza linguistica. È soprattutto lo spirito del poeta incarnato nelle parole, è come dice Ungaretti, quando le parole contengono un segreto.
Qual è la tua opera (o le tue opere) in cui ti riconosci di più? Ce ne vuoi parlare?
Potrei dire che mi riconosco in entrambi i libri che ho pubblicato e nello stesso tempo che non mi riconosco in nessuno dei due, senza mentirti, perché in entrambi riconosco qualcosa di me che è stato e che non è più. Quindi, la risposta più onesta che posso dare è che al momento mi riconosco in quello che sto scrivendo e che non ho ancora pubblicato.
La Poesia può ancora comunicare alle nuove generazioni?
Certo. La poesia ha la capacità di attraversare i secoli e i linguaggi senza perdere niente della propria potenza. Basta pensare a quanto sono ancora attuali i tormenti di Saffo, la relazione con il trascendente di Emily Dickinson e le rappresentazioni delle passioni umane di Dante. Quando la poesia è vera risuona nel profondo di ognuno di noi al di là del tempo e dello spazio.



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