sabato 7 marzo 2026

Il rimedio del ballerino

Per la rubrica PHARMASONG, la canzone ispirata dagli incontri con Cesare, un uomo malconcio, con una certa età sulla spalle, che facevo casualmente sul 105, l'autobus che percorreva tutta la Casilina, e che mi portava al lavoro. Ci incontravamo spesso, la mattina presto, senza mai programmare; evidentemente avevamo gli stessi orari. A Cesare piaceva raccontare del suo passato di ballerino e a me piaceva ascoltare. Mi sembrava di ballare con lui. Mi dispiacque non vederlo più quando il 105 cambiò tragitto e io fui costretto a cambiare mezzo. 



Il rimedio del ballerino 


La barba bianca rasata a chiazze 

tradisce una zoppicante saggezza 

che si muove con l'eleganza di una mazurca. 

Le gambe incerte e tremanti non la reggono più,

ma quel bastone primordiale ti fa scivolare

leggero, tra strisce pedonali e marciapiedi.

Il dito indice della mano sinistra

è rimasto attaccato ai polpastrelli 

della tua più fida compagna, la follia.

Eppure le tue parole sono quelle di un saggio.

La saggezza ottenuta ballando.

La follia ottenuta ballando.


Erano tante le sale da ballo, Cesare, 

erano tante, come le fermate del 105.

Erano tante le sale da ballo, 

erano tante, come le fermate del 105.


La vita è un ballo che hai dentro

e che non puoi imparare.

O sai ballare o niente.

Ma non esistono più le sale da ballo.

Resta solo un segreto sotto la pelle.

Una verità che vale niente e vale tutto, 

Trovare il centro girando, 

stare fermi, volteggiando,

l'unico equilibrio è l'ebbrezza, 

perché sai che chi cammina arriva, 

ma solo chi danza conosce ogni riva.


Ogni tuo ricordo è legato a un quartiere.

I premi che hai vinto hanno i nomi delle vie

dove hai contratto nervi e muscoli allo spasimo, 

per conoscere la rilassatezza del volo, sulla pista.

Ogni gesto eseguito con coordinazione 

riflette la sincronia di un incrocio. 

Eppure, quando il semaforo si fa rosso, 

e il traffico più intenso e rumoroso 

tu vedi una dama di corto circuiti che freme

silenziosamente aspettando il tuo cenno. 

Ti viene spontaneo inchinarti per invitarla 

 nell'unico modo che sai per non cadere nel vuoto.


Erano tante le sale da ballo, Cesare, 

erano tante, come le fermate del 105.

Erano tante le sale da ballo, 

erano tante, come le fermate del 105.


La vita è un ballo che hai dentro

e che non puoi imparare.

O sai ballare o niente.

Ma non esistono più le sale da ballo.

Resta solo questa tua danza di ossa e d'incanto, 

sul pavimento curvilineo del mondo, 

che ha scambiato la fretta per movimento 

anche se questo bitume non ha il graffio del Tango.

Perché il ballo è l'unica sequenza proibita

per rispondere al rumore stridente della Vita.