Per la rubrica PHARMASONG, la canzone ispirata dagli incontri con Cesare, un uomo malconcio, con una certa età sulla spalle, che facevo casualmente sul 105, l'autobus che percorreva tutta la Casilina, e che mi portava al lavoro. Ci incontravamo spesso, la mattina presto, senza mai programmare; evidentemente avevamo gli stessi orari. A Cesare piaceva raccontare del suo passato di ballerino e a me piaceva ascoltare. Mi sembrava di ballare con lui. Mi dispiacque non vederlo più quando il 105 cambiò tragitto e io fui costretto a cambiare mezzo.
Il rimedio del ballerino
La barba bianca rasata a chiazze
tradisce una zoppicante saggezza
che si muove con l'eleganza di una mazurca.
Le gambe incerte e tremanti non la reggono più,
ma quel bastone primordiale ti fa scivolare
leggero, tra strisce pedonali e marciapiedi.
Il dito indice della mano sinistra
è rimasto attaccato ai polpastrelli
della tua più fida compagna, la follia.
Eppure le tue parole sono quelle di un saggio.
La saggezza ottenuta ballando.
La follia ottenuta ballando.
Erano tante le sale da ballo, Cesare,
erano tante, come le fermate del 105.
Erano tante le sale da ballo,
erano tante, come le fermate del 105.
La vita è un ballo che hai dentro
e che non puoi imparare.
O sai ballare o niente.
Ma non esistono più le sale da ballo.
Resta solo un segreto sotto la pelle.
Una verità che vale niente e vale tutto,
Trovare il centro girando,
stare fermi, volteggiando,
l'unico equilibrio è l'ebbrezza,
perché sai che chi cammina arriva,
ma solo chi danza conosce ogni riva.
Ogni tuo ricordo è legato a un quartiere.
I premi che hai vinto hanno i nomi delle vie
dove hai contratto nervi e muscoli allo spasimo,
per conoscere la rilassatezza del volo, sulla pista.
Ogni gesto eseguito con coordinazione
riflette la sincronia di un incrocio.
Eppure, quando il semaforo si fa rosso,
e il traffico più intenso e rumoroso
tu vedi una dama di corto circuiti che freme
silenziosamente aspettando il tuo cenno.
Ti viene spontaneo inchinarti per invitarla
nell'unico modo che sai per non cadere nel vuoto.
Erano tante le sale da ballo, Cesare,
erano tante, come le fermate del 105.
Erano tante le sale da ballo,
erano tante, come le fermate del 105.
La vita è un ballo che hai dentro
e che non puoi imparare.
O sai ballare o niente.
Ma non esistono più le sale da ballo.
Resta solo questa tua danza di ossa e d'incanto,
sul pavimento curvilineo del mondo,
che ha scambiato la fretta per movimento
anche se questo bitume non ha il graffio del Tango.
Perché il ballo è l'unica sequenza proibita
per rispondere al rumore stridente della Vita.

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