domenica 26 luglio 2026

Jack Bruce e l'esperienza dei Cream

Per la rubrica: Archeologia musicale, l'impatto devastante, di un virtuoso del basso elettrico, nel mondo del blues rock, che rivoluzionerà per sempre il modo di intendere quel genere musicale.



Se non fosse già stato inventato il termine Riff lo conierei all'istante per descrivere le frasi ritmiche gravi che Jack Bruce ricamava con il suo basso, per poi improvvisare come un provetto jazzista sulle corde robuste di uno strumento non adatto agli aerei virtuosismi, ma che tra le sue dita si plasmava, e non contento, in un impeto di ispirata energia, dava vita ad una di quelle cavalcate solitarie neanche fosse una fuga pensata da Bach a cavallo del suo organo. Il sound dello scozzese Jack Bruce sintetizzava tutti questi elementi, il giro ritmico interiorizzato da anni di apprendistato nelle migliori band rock blues d'oltremanica, la capacità di improvvisare dovuta alla sua abilità di polistrumentista, e l'elaborazione melodica ricavata dai suoi studi classici, fatti alla Royal Scottish Academy of Music, fin dall'età di diciassette anni. Riesce a maturare nella sua forma migliore gli anni di sperimentazioni quando, insieme ad Eric Clapton e Ginger Baker, creano l'alchimia dei Cream, nell'anno magico del 1966. Conosce Eric Clapton durante la frequentazione della blues band più famosa e importante di quel periodo, quella di John Mayall. Eric era l'unico che poteva suonare accanto all'immenso Mayall. Alla batteria i due decidono di ingaggiare una vecchia conoscenza di Jack, un altro eccezionale e polivalente musicista come Ginger Baker. Che quella dei Cream sia un'alchimia lo dimostra anche il fatto che Bruce e Baker riescano a seppellire le vecchie ruggini accumulate ai tempi in cui suonavano insieme nella loro band d'esordio, la Graham Bond Organization. I due si odiavano letteralmente, per danneggiarsi l'un l'altro si sabotavano gli strumenti e al culmine dell'adrenalina arrivavano anche allo scontro fisico, fin quando il batterista non ottenne la leadership della band estromettendo Jack, costringendolo a fare esperienza in altre band. Col senno di poi il suo girovagare si rivelò una fortuna che condusse all'incontro con Clapton. La nascita dei Cream appiana tutto, anche perché dall'eclettica sinergia dei tre artisti scaturirà il sound che rivoluzionerà tutta la storia del rock blues. Dischi capolavoro come "Fresh Cream", "Disrlaeli Gears", "Wheels of Fire", "Goobay", li renderanno popolari e influenti a livello mondiale. Il trucco del loro stile è quello di non avere laeder, ognuno di loro contribuisce mettendo a servizio della band tutto il geniale talento di cui dispone in un mix che dal vivo risulterà letteralmente esplosivo.  Il contributo di Jack è fondamentale, grazie alla tecnica che proprio in quel momento raggiunge il massimo livello espressivo, nascono brani come Sunshine Of Your Love, il pezzo più famoso dei Cream ma anche, White Room, Politician, I Feel Free, N.S.U. (tra i più conosciuti ma ce ne sono tanti altri ancora), in cui il bassista si esibisce anche alla voce sui testi del poeta Pete Brown.  I Cream dopo aver influenzato tutti gli esponenti del genere Rock, Hardrock, Metal, a livello planetario con soli tre album, si separano nel novembre del 1968, per naturale esaurimento delle tematiche e per la voglia condivisa di tutti gli elementi di sondare altri territori musicali. Jack Bruce si apre infatti alle più svariate collaborazioni per colmare tutte le sue inclinazioni. Suona insieme a Lou Reed nell'album "Berlin". Con Frank Zappa nel disco "Aposthrophe", affiancando il geniale chitarrista, proprio nella title track, con il suo tipico giro di basso. Si esibisce con tutti i più grandi jazzisti del momento per poi approdare nell'hardrock. Nel frattempo si confronta anche, con la composizione al pianoforte e con l'esperienza da solista firmando vari album totalmente di suo pugno. Tra materiale non utilizzato nei lavori con i Cream e nuove idee che confluiranno in due dei migliori album della sua produzione da solista, "Song for a Tailor" e "Harmony Row", dischi che contengono gemme immortali come Theme From An Imaginary Western, You Burned the Tables On Me, Folk Song, Never Tell You Mother She’S Out of Tune, Ticket To Waterfall. Un incidente di percorso, legato ad un tumore al fegato nel 2003, mette a rischio la sua carriera. Subisce un trapianto che sembra non andare a buon fine, ma tutto sì risolve, ritrovando le forze per tornare a esibirsi dal vivo. Riproporre altri due storici, stoici e gloriosi concerti con i Cream, fino alla fine. La musica era la sua vita e si è dato a lei fino all'ultima esibizione tenuta in Italia, a Catanzaro nel 2013 all'età di settant'anni. Ci lascerà un anno dopo ma il suo basso non ci lascerà mai. 







sabato 4 luglio 2026

Il rimedio della sopravvivenza

Per la rubrica: PHARMASONGS, la ballata ispirata agli incontri, quasi quotidiani, con una giovane madre rom. ​Lungo il tragitto sulla via Casilina che mi portava da casa alla farmacia, mi capitava spesso di fermarmi a un semaforo particolarmente lungo — uno di quelli solitamente prediletti da lavavetri e giocolieri. Per un lungo periodo, a quell'incrocio si è legata la figura di una donna che chiedeva l'elemosina con una bambina in braccio. Vedere quella neonata esposta al traffico e in mezzo alle auto mi stringeva il cuore, ma cercavo di fare il possibile per aiutarle. ​Con il passare dei giorni entrammo in confidenza. Si chiamava Arghela: era giovane e bella, per quanto profondamente triste. Grazie al legame che si era creato, un giorno trovai il coraggio di farle notare quanto fosse nocivo per la piccola respirare i gas di scarico delle automobili. Glielo ripetevo ogni giorno e lei, ormai riconoscendomi, mi accoglieva sempre con un sorriso. ​Dopo qualche settimana, però, quei sorrisi si trasformarono in lacrime. In un momento di vulnerabilità, Arghela mi confessò di non avere alternative: se non avesse portato a casa i soldi, il marito l’avrebbe picchiata a morte. Inoltre, non poteva lasciare la bambina a casa poiché la allattava ancora al seno; era costretta a portarla con sé. ​Di fronte a quella rivelazione, mi sentii impotente. Continuammo a scambiarci sorrisi e piccoli aiuti per qualche altra settimana, finché, un giorno, non la rividi più. Ho sempre sperato che fosse riuscita a fuggire con la sua bambina, per andare il più lontano possibile da quel marito sfruttatore. 




Il rimedio della sopravvivenza 


Sei leggera, madre zingara, 

Sei leggera Arghela, 

come una lacrima che non scende, 

che evapora, e all’afa sa solo sfumare.

Leggera come una goccia di pioggia, 

che scorre sulle guance, 

se scende giù dal cielo.


Madre sfruttata, madre venduta. 

Madre zingara, madre rumena. 

A piedi nudi, a faccia scalza sull’asfalto, 

la tua danza ha il ritmo dell'emergenza. 


Leggera, ti muovi tra le auto in fila.

Leggere, le gambe a schivare i paraurti.

Leggere, le mani a mostrarsi ai finestrini.


Leggera, la bambina che porti in braccio.

Leggera come il cibo che non la sfama.

S’allatta di smog, si nutre di gas, 

e non basta un sorriso di compassione

a curarla dalla vita, a curarla dalla vita. 


Leggera, la mostri, leggera, la sporgi

per intenerire il cuore che pulsa al sicuro, 

dentro quelle scatole di solitudine e lamiera, 

protetto dai vetri come inossidabile armatura.


Pesante, il rifiuto, pesante, il diniego, 

di quel po’ d’elemosina che non ti fa rubare, 

che non ti fa rubare e che ti fa mangiare, 

che soddisfa il marito protettore o sfruttatore.


Pesante, l’illusione di libertà che rimbalza 

negli occhi indifferenti alla tua danza. 


Sei pesante, madre zingara. 

Sei pesante, Arghela. 

Come i colori della tua gonna 

appassiti da quelli del semaforo, 

come i rumori delle catene 

imposte al tuo nomade vagare.


Se bastasse quel po’ d’elemosina per campare,

se bastasse quel po' di pane per non rubare.

Se bastasse cercare il soldo dentro il dolore,

per soddisfare Il marito padrone o sfruttatore.


Pesante, l’illusione di libertà che rimbalza 

negli occhi indifferenti alla tua danza

sotto la pioggia o nel caldo spossante.


Sei un fastidio che bussa, un colpa che passa,

un’ombra che sporca la loro corazza.

E nel vetro ti guardi, nel buio del vetro,

col volto alterato, un vuoto che non riconosci.

Una dignità estorta che non torna più indietro.

Ma il semaforo chiama, il dovere ti sprona,

la tua disperazione è l'unica corona.

Sei la regina, la sola regina 

di questo tuo amaro andamento. 


Sei leggera, madre zingara. 

Sei leggera Arghela 

Leggera, la bambina che porti in braccio.

Leggera come il cibo che non la sfama.

Leggera come una lacrima che non scende, 

e che può solo evaporare.