domenica 21 giugno 2026

Jim Morrison e la sua visione poetica

Per la rubrica: Archeologia musicale, l'analisi del percorso espressivo di un artista che ha saputo portare la sua visione poetica nel mondo musicale, grazie anche alla collaborazione con musicisti straordinari che, in un contesto di totale sperimentazione artistica, come quello degli anni sessanta, hanno saputo proporre qualcosa di realmente rivoluzionario...



Il poeta che cantava La Fine è ancora vivo. 

Attenzione: non sto dicendo che sia ancora vivo fisicamente, anche se ci sono parecchie teorie che caldeggiano questa ipotesi, sto parlando della sua arte che, dalla data della sua scomparsa, ha iniziato a seminare la sua ricca eredità, ed è soltanto all'inizio al cospetto dell'Eternità.


This is the end, beautiful friend

This is the end, my only friend

The end of our elaborate plans

The end of everything that stands

The end

(The end, The Doors, 1966)


Il poeta è vivo. Il poeta, già! Voglio definirlo sin da subito così perché è la definizione che lo descrive meglio. Ha anche pubblicato una silloge di poesie, ma non è di questo che voglio parlare. La poesia era nei testi delle sue canzoni perché lui era un cantante, un musicista, è vero, ma la musica era soltanto un mezzo per comunicare la sua visione poetica. Ed è anche vero che è stato fortunato a incontrare musicisti eccezionali come Ray Manzareck, Robby Krieger e John Densmore, che hanno saputo tradurre in spartiti rock\blues, le contaminazioni culturali e cromosomiche di Jim, creando a loro volta uno stile musicale unico, diverso da tutti quelli che nascevano in quel periodo nel ricco panorama statunitense. Così come Jim anche loro hanno fatto della contaminazione il loro punto di forza. Moderni, classici, rock, blues, psichedelici, jazz, orientaleggianti, progressive, espressionisti, e alla guida la voce suadente e penetrante dell'istrionico poeta, che anche come cantante aveva il suo spessore espressivo.

Morrison incontra Ray Manzareck, tastierista geniale, in un corso universitario sulla cinematografia e sono subito in sintonia e dalla sintonia scatta la scintilla che porta alla nascita della band a cui danno il nome di The Doors, Le Porte, ed è questo il primo riferimento letterario, perché queste "Porte" sono le porte della percezione, influenzati dalla lettura del libro di Aldous Axley sugli effetti della mescalina, che esce proprio in quegli anni e dall'evocativo verso del poeta William Blake: Quando le porte della percezione saranno purificate tutte le cose appariranno all'uomo così come sono: infinite.

Jim interpreteva a suo modo i versi del poeta esortando con coraggio a sondare tutto quello che non si conosce, affrontando il fascino dell'ignoto, l'altra parte, l'oltre, dove forse tutto è buio o ancora più luminoso, sicuramente libero.


Break on through to the other side

Break on through to the other side

Break on through to the other side, yeah

We chased our pleasures here

Dug our treasures there

But can you still recall

The time we cried

(Break on through, The Doors, 1966)


End of the night

End of the night

Realms of bliss

Realms of light

Some are born to sweet delight

Some are born to sweet delight

Some are born to the endless night

(End of the night, The Doors, 1966)


Siamo a metà degli anni Sessanta e in quel periodo la psichedelia è in voga, come l'invito all'uso consapevole e inconsapevole delle sostanze, per dilatare la capacità percettiva, permettendo al proprio io interiore di espandersi, viaggiare, e questo è forse l'unico elemento che lo avvicina al suo periodo, lui però aveva un obiettivo in più, quello di raggiungere la trance sciamanica e curare. Credeva infatti in una forma di poesia taumaturgica, tesa alla liberazione dei sensi e delle barriere psicologiche.

Introducendo così, attraverso lo stato ipnotico della danza rituale, la cultura indigena americana nel linguaggio rock.


My wild love went ridin’

She rode all the day

She wrote to the devil

And asked him to pay

The devil was wiser

It’s time to repent

He asked her to give back

The money she spent

(My wild love, Waiting for the sun, 1968)


The whole world’s a savior

Who could ever, ever, ever

Ever, ever, ever

Ask for more?

Do you remember?

Will you stop?

Will you stop?

The pain

(Shamhan"s blues, The soft parade, 1969)


Raccontava spesso di aver assistito da bambino ad un incidente stradale in cui persero la vita diversi indiani d'America e di aver assorbito, come una spugna, le loro anime durante la dipartita, attraverso la pura sensibilità di bambino, fragile come quella di un guscio d'uovo.


Indians scattered on dawn’s highway, bleeding

Ghosts crowd the young child’s fragile eggshell mind

(Peace frog, Morrison hotel, 1970)


Nei suoi versi spesso viene citato il serpente, proprio di derivazione sciamanica, elemento visionario dovuto alla trance e allo stato allucinatorio. Ma il serpente oltre il simbolo della mutazione, per via del suo cambiare pelle, ricopre anche tantissimi altri significati, in tantissime altre culture in tutto il mondo. È il simbolo dell'energia vitale, ma anche del male, è il simbolo della spirale evolutiva, o del cerchio dell'infinito e in alcune interpretazioni dei Vangeli anche Gesù Cristo venne accostato alla figura del serpente. 


The ancient lake, baby

The snake is long

Seven miles

Ride the snake

(The end, The Doors, 1966)


Some outlaws live by the side of a lake

The minister’s daughter’s in love with the snake

Who lives in a well by the side of the road

Wake up, girl, we’re almost home

Yeah, c’mon!

(No to touch the earth, Waiting for the sun, 1968)


Crawlin’ king snake

And I rule my den

You better give me what I want

Gonna crawl no more

(Crawlin' king snake, L.A. Woman, 1971)


Jim amava l'essenza rettilea tant'è che ad un certo punto della sua carriera non disdegnava di presentarsi come King Lizard, il Re Lucertola.

A cui è possibile ogni cosa, ogni cosa, ogni trasformazione. La stessa aria che si respira, o il sentimento di amicizia verso una persona, e la voglia di peccare, tutto.


I am the Lizard King

I can do anything

(No to touch the earth, Waiting for the sun, 1968)


Come in una sorta di rituale esorcistico incarnava il male per liberare dal male. 

La sua concezione di incarnazione del male è volontariamente assimilabile al concetto dì capro espiatorio.

Concetto che lo avvicina ad un'altra figura letteraria e mitologica, quella di Dioniso, derivante direttamente dalla lettura del saggio sulla tragedia greca di Nietzsche.

Nella tragedia greca c'è qualcosa di più che la semplice ricerca del senso tragico e doloroso dell'umano sentire: c'è la possibilità di trascendere dopo aver attraversato il dolore per accedere a stadi percettivi più elevati. Non dimentichiamo che la tragedia greca era cantata in ditirambi dai seguaci del caprone, tragos (da cui il termine "tragedia"), cioè Dioniso, e attraverso il timore panico, l'ebbrezza, l'estasi si comunicava con il dio dell'energia, della natura, della vita e della morte.


The human race was dying out,

No-one left to scream and shout.

People walking on the moon,

Smog will get you pretty soon

(Ship of fools, Morrison hotel, 1970)


È quello che faceva Jim, in ogni sua performance, cercava l'ebbrezza, l'estasi, la trance.


Follow me across the sea

Where milky babies seem to be

Molded, flowing revelry

With the one that set them free

Tell all the people that you see

It’s just me

Follow me down

Tell all the people that you see

Follow me

Follow me down

Tell all the people that you see

We’ll be free

Follow me down

(Tell all the people, The soft parade, 1969)


È dal riferimento all'opera di Sofocle, Edipo re, arricchito da sfumature psicologiche derivanti dalle teorie freudiane, che nasce una delle canzoni più scandalose della storia della musica, The End.


The killer awoke before dawn

He put his boots on

He took a face from the ancient gallery

And he walked on down the hall

He went into the room where his sister lived

And then he paid a visit to his brother

And then he walked on down the hall

And he came to a door

And he looked inside

Father?

Yes, son?

I want to kill you

Mother, I want to…

(The end, The Doors, 1966)


La teatralità del suo modo di stare sul palco era dovuta al suo amore per la tragedia classica, ma è indubbio che grande influenza su di lui debbano averla avuta le correnti artistiche dei primi del Novecento.

Ha assorbito alla perfezione la lezione del Teatro della Crudeltà di Antonin Artaud e nell'atteggiamento provocatorio c'è sicuramente l'adesione alle teorie sovversive degli artisti DADA, come Hugo Ball o Tristan Tzara che cercavano sempre una reazione da parte del pubblico, anche soltanto per manifestare il dissenso.

Jim esortava spesso il pubblico a svegliarsi, voleva una partecipazione attiva non un semplice trasporto emotivo subito passivamente.


And it’s all over

For the unknown soldier

It’s all over

For the unknown soldier

Hup, hup, hup ho he hup

Hup, hup, hup ho he hup

Hup, hup, hup ho he hup

Company… halt!

Present arms!

(The unknown soldier, Waiting for the sun, 1968)


Aveva totalmente abbracciato lo stile di vita bohémien dei poeti maledetti francesi, teso a raggiungere la veggenza attraverso la lunga, ragionata sregolatezza di tutti i sensi. E i suoi versi infatti sono pieni di citazioni del suo poeta preferito, Arthur Rimbaud. Un album intero, The soft parade, è dedicato alla poesia del suo maestro spirituale.


You know that it would be untrue

You know that I would be a liar

If I was to say to you

Girl, we couldn’t get much higher

Come on, baby, light my fire

Come on, baby, light my fire

Try to set the night on fire

(Llight my fire, The Doors, 1966)


Come il poeta francese pensava che il linguaggio fosse una delle principali attività umane, tanto da cercare una continua alchimia del verbo, dove poter fondere gli opposti,per trovare l'essenza pura della comunicazione.


Well, your fingers weave quick minarets

Speak in secret alphabets

I light another cigarette

Learn to forget

(Soul kitchen, The Doors, 1966)


People are strange when you’re a stranger

Faces look ugly when you’re alone

Women seem wicked when you’re unwanted

Streets are uneven when you’re down

(People are strange, Strange days, 1967)


Like polished stone.

Like polished stone

I see your eyes

Like burnin’ glass

Like burnin’ glass

Hear you smile, smile, babe

The mask that you wore

My fingers would explore

Costume of control

Excitement soon unfolds, hey

(Easy ride, The soft parade, 1969)


Tutta questa attenzione verso gli autori del passato può far pensare che i suoi versi potessero risuonare come anacronistici, invece riusciva ad unire il lirismo alla durezza. In tutti i suoi testi riusciva a essere diretto, a entrare senza ostacoli nel cervello e nei sensi degli ascoltatori, inneggiando alla libertà sessuale. 


Yeah, I’m a back door man

I’m a back door man

The men don’t know

But the little girls understand

(Back door man, The Doors, 1966).


You know the rain man’s comin’ ta town

Change the weather, change your luck

And then he’ll teach ya how ta… find yourself

L’America

(L'America, L.A. Woman, 1971)


In certi momenti il ritmo si fa crudo, singultante, beat, e ciò lo avvicina ai poeti della sua generazione, come Kerouak, Ginsberg, Borroughs, con sguardo rivolto anche al sociale. Non dimentichiamo che in quegli anni gli Stati Uniti sono impegnati su più fronti di guerra.


Dead president’s corpse in the driver’s car

The engine runs on glue and tar

Come on along, not goin’ very far

To the East to meet the Czar

(No to touch the earth, Waiting for the sun, 1968)


Blood screams her brain as they chop off her fingers

Blood will be born in the birth of a nation

Blood is the rose of mysterious union

(Peace frog, Morrison hotel, 1970)


Nel suo lungo peregrinare, durante l'infanzia e l'adolescenza, ha vissuto qualche anno a San Francisco, dove frequentava la city light books, la libreria di Ferlinghetti, passando ore e ore a leggere e a formare la sua visione.


Personalità e cultura. Ecco da che cosa era fatta la sua visione.


E tutto questo insieme di elementi li metteva in ogni registrazione, in ogni esibizione, in ogni performance, e li porgeva con la sua voce. Perché anche questa era la sua visione, nel cuore e sulla pelle, incarnava quello che era nei suoi versi. Viveva quello che scriveva, facendolo vivere al suo pubblico, facendolo vivere ancora anche a noi, cantando La Fine.

It hurts to set you free

But you’ll never follow me


The end of laughter and soft lies

The end of nights we tried to die


This is the end








 























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