sabato 29 agosto 2026

Antonella Caggiano: Diecimila anni (Moretti & Vitali, 2026)




Come in una danza di elettroni nel vuoto, di particelle spaiate che ancora non hanno preso forma, in cui tutte le forme sono oltremodo possibili, in un luogo sottratto alla linearità cronologica, Antonella Caggiano si immerge con eleganza demiurga facendosi danza essa stessa. Attinge a questo brodo embrionale danzante estraendo particelle e condensandole per dare loro forma di sillabe e poi di parole. Le parole si legano tra di loro attraverso invisibili legami chimici creati da una forza d'attrazione lirica, che non necessita di punteggiature, solo di accenti subatomici. La sensibilità dell'autrice si fa filtro e trasparenza, permettendo al caos informe della gravità emotiva di cristallizzarsi nella leggerezza della frase/ frammento. Uno spazio di passaggio in cui il caos elementale delle emozioni si raccoglie, si orienta e si coagula spontaneamente nelle parole e poi nei versi. Leggere un testo come "dalla disperazione imparammo / a ridere insieme ai sali del cielo/ stipati nel sottovuoto del tempo" significa assistere a un processo che richiama una dinamica alchemica generativa di un nucleo, che ci restituisce l'esatto punto d'incontro tra l'abisso del vissuto e la grazia della forma, e attorno a cui ruota simmetricamente l’intera struttura delle strofe che compongono l'opera “Diecimila anni”.  Questo nucleo generativo trova la sua compiutezza in una struttura circolare di profonda potenza architettonica: un’invocazione alla madre e una preghiera a Maria, la Grande Madre di tutti noi, aprono e sigillano l'opera, trasformandosi da supplica intima a intonazione universale. L'incipit della raccolta non è solo un avvio lirico, ma un vero e proprio spazio archetipico e sacrificale. Ciò che imprime una spinta vitale e fisica all'opera è la continuità di una linearità al femminile che concepisce la vita e tesse il mondo. L'autrice non scrive solo dalla prospettiva di una figlia che interroga le origini, ma parla con la responsabilità e la gioia di chi è madre a sua volta. Questa triplice identità – figlia, madre, connessione alla Grande Madre – crea un asse vibrante che attraversa tutta la silloge. Mentre la storia dei diecimila anni e la tragedia di Gaza sono segnate dalla furia della guerra e dalla disumanità, la linea materna agisce come un contrappunto di cura radicale. La poesia concepisce l'esistenza non come una sequenza cronologica di conflitti, ma come un filo ininterrotto di protezione. Tuttavia, questa fisionomia del sacro si scontra continuamente con il limite della realtà: il mondo disonora e distrugge, e il corpo della madre (biologica e archetipica) deve farsi carico di una ferita sanguinante, offrendosi come mantelloalba per coprire la nudità colpevole dell'umanità. In uno scenario segnato dall'assenza di un Dio provvidenziale e il cielo “inveisce solitario” di fronte alle bombe e alle rovine, la chiamata alla Madonna non è un gesto devozionale di superficie, ma l'appello all'unica figura capace di ricomporre il sudario delle creature. Abbandonati a se stessi, ridotti a "criminali" in un mondo in fiamme, gli esseri umani trovano nel grembo materno l'unico rifugio possibile di fronte al silenzio del mondo: portali al tuo seno – noi non siamo capaci – Attraverso questo percorso, la poesia di Antonella Caggiano sperimenta la disperazione del tempo e la crudeltà della storia per depositarsi, infine, nelle mani di una Madre di carne e sangue. È l'atto estremo di una voce che, nata da quel vuoto atomico e da quella forza d'attrazione primordiale, sceglie di stringere l'umanità intera – adesso, nell'ora della nostra vita – restituendola alla grazia fragile e ostinata di una nuova genesi.  È proprio nel testo che dà il titolo all'intera raccolta – Diecimila anni – che si svela il senso ultimo di questa geografia poetica, 

diecimila anni

che non vedo l'orma

dei tuoi occhi

eppure l'anima

non si scarnifica

da questo terrore bianco

di mute montagne malate

Il baratro temporale evocato dal titolo non è soltanto la misura astratta della storia umana, ma si incarna tragicamente nella ferita del nostro presente, nella devastazione e nel massacro consumati sotto il cielo di Gaza. Di fronte a questo orizzonte di gelo e macerie si compie il miracolo della resistenza. La poesia non cerca l'artificio, ma affonda le radici in una danza di elettroni nel vuoto, in una materia primordiale e informe da cui si origina il cosmo.



domenica 9 agosto 2026

Leonard Cohen: Hallelujah

Per la rubrica: Archeologia musicale, il tributo all'artista che più di tutti, nel contesto sperimentale degli anni sessanta, ha saputo portare la Poesia in musica. 



Quasi se lo sentiva Leonard, ci ha lasciato poco dopo avere dato alle stampe il suo ultimo album "You Want It Darker", che può essere interpretato come una confessione sulle meditazioni di uomo maturo che si avvicina all'estrema dipartita, e ne sente il fascino. Si dichiara pronto come in una preghiera a intraprendere l'ultimo viaggio, ma poi avverte la nostalgia per le cose terrene, la materia e la sua seduzione, passa attraverso la rabbia e il dolore, per poi rimanere sgomento difronte l'enormità del mistero. 

In ogni brano dell'ultimo lavoro si avverte l'intensità della poesia che lo ha sempre contraddistinto.

Già poesia, si tende spesso ad abusare della parola poesia, ma nel caso di Cohen sembra la parola più azzeccata in assoluto, perché al contrario di molti suoi colleghi songwriters che dopo aver riscosso successo con le loro canzoni si sono dedicati all'arte letteraria, Leonard invece iniziò la sua carriera artistica proprio come poeta e scrittore.

Sin dall'adolescenza la sua passione principale è la comunicazione in ogni sua forma. Si dedica al teatro, all'oratoria e soprattutto alla scrittura. All'Università di Montreal partecipa a un premio letterario, il talento innato lo porta alla vittoria ottenendo la pubblicazione della prima silloge di poesie "Let Us Compare Mythologies". Si guadagna elogi da parte della stampa locale che lo ritiene una delle migliori promesse letterarie canadesi. Dopo la laurea sfrutta un premio in denaro ricevuto dal Council of Canada, rifugiandosi sull'isola di Idra, sul mare Egeo, per scrivere. Durante il buen retiro, in cui digiuna a lungo e sperimenta l'effetto delle anfetamine, produce una nuova silloge di poesie "Flowers For Hitler" e un lavoro di narrativa dal titolo "The favourite game" (Il gioco favorito in italiano) che indaga la potenza costruttiva o distruttiva della Parola. Il linguaggio è ricco e potente, il protagonista è un giovane adolescente con tratti ampiamente autobiografici. Vive in prima persona la confusione dei ricordi che riemergono dal passato e la scoperta di vari elementi formativi che lo porteranno a diventare un uomo, la lealtà e l'ipocrisia, le sconfitte, il successo, il sesso, l'amore. Contiene troppe immagini erotiche e trova grandissime difficoltà ad essere edito anche se nel 1963 finalmente trova la via della pubblicazione. Dopo qualche anno, nel 1966, esce un'altra silloge di poesie "Parisites of Haeven" e anche il romanzo "Beautiful Losers" (Belli e perdenti), visionario, onirico, escatologico, scherzoso, mai apprezzato totalmente dalla critica, ma che con gli anni diventa un caposaldo della letteratura canadese.

C'è una donna che conosce l'amore di Leonard per la musica, è Judi Collins, sua amica intima e sostenitrice, che ha avuto la possibilità di interpretarne le prime composizioni e lo esorta a mettersi alla prova anche come cantante. Grazie a una donna, quindi, irrompe nel 1967 nell'universo cantautorale con il disco Songs of Leonard Cohen e ad una donna è dedicato il primo brano della tracklist: Suzanne (bellissima ballerina che ha conosciuto realmente), mormorato come a voler dare soltanto un tappeto musicale emotivo alle parole. Per Leonard è il ponte perfetto tra la letteratura e la musica, perché proprio Suzanne prima di essere una canzone era una poesia pubblicata in "Parisites of Haeven". Anche se la critica non gli riserva una buona accoglienza, per i testi troppo tristi e per i toni malinconici, l'impatto con l'universo musicale è devastante, perché porta dentro le canzoni tutto il suo mondo poetico. 

La sua fermentante interiorità è frutto di una commistione, prima implosiva poi esplosiva, di fattori. C'è una buona dose di tormento esistenziale, che sfiora la depressione; non ha paura di spiattellare l'argomento del suicidio senza filtri. Probabilmente la sua vita è segnata dal dolore per la perdita, ha perso il padre a soli nove anni. L'insegnante di chitarra che gli faceva lezioni di tecnica flamenco si suicida prima che Leonard arrivi alla fine del primo ciclo, lasciandogli, però, le basi per quel suo tipico arpeggio veloce che lo ha contraddistinto nelle sue esecuzioni. C'è l'irrequietezza spirituale, perché lui è ebreo osservante, di famiglia e retaggio, molti dei suoi testi ricalcano alla lettera passi dei libri dell'Antico Testamento e hanno la trascendenza vocale del salmo o della preghiera. Non rinnegherà mai il suo profondo legame con l'ebraismo, anche se per un lungo periodo della sua vita abbraccia il buddismo, fino ad esserne nominato monaco silenzioso, per lui, però, il buddismo è soltanto una filosofia di vita. Si lascia affascinare dalla figura di Gesù, che vede più come uomo che come figlio di Dio, e ne apprezza la sua vicinanza verso i peccatori e verso gli ultimi. Per contrasto esprime un tipo di umorismo pieno di interrogativi che si porta dietro dalla tradizione ebrea, mai evidente, anzi da scoprire sornionamente tra le righe, che spesso lo pone su posizioni contraddittorie. C'è lo sguardo attento, anche se caratterialmente si tiene in disparte per una naturale introversione lui è dentro il mondo, il mondo è dentro di lui, riuscendo ad analizzare in maniera critica i fenomeni sociali e le dinamiche politiche, sempre al fianco degli oppressi. C'è la ricchezza e l'eleganza del linguaggio, che proviene dalle sue passioni letterarie e dall'amore per poeti come Federico Garcia Lorca, Robert Frost, Thomas Stearn Eliot, alternata a crude stilettate senza peli sulla lingua, espressi attraverso l'intensità della sua voce roca e baritonale allo stesso tempo. Soprattutto c'è l'attenzione verso la sensibilità e la fragilità femminili, in qualsiasi loro manifestazione, che siano prostitute o sante, o semplicemente donne e basta. Tantissimi sono i brani dedicati alle donne appunto, come la già citata Suzanne, Marianne, Nancy, Giovanna D'Arco. 

L'importanza dell'universo femminile nella sua vita e nella sua carriera è innegabile e lui lo racconta attraverso il sentimento idealizzito, il sentimento infranto, il tradimento, i triangoli relazionali e l'erotismo esuberante. Sono tanti gli esempi toccanti, uno di quelli che ci piace ricordare di più è Chelsea Hotel, il brano dedicato alla sua relazione con Janis Joplin, scritto subito dopo la scomparsa della mitica cantante.

Un modo di indagare la debolezza dell'essenza umana e di interpretare la forma canzone che è lontano dalle tendenze stilistiche del periodo storico a cui appartiene, ma che influenzerà la maggior parte di songwriters e cantautori in tutto il mondo.

"Songs Of Leonard Cohen" contiene pietre miliari della musica come Suzanne, Sister Of Mercy, So long, Marianne, Hey, That's No Way to Say Goodbye, anche se la definitiva consacrazione avviene con gli album seguenti "Songs From A Room" e "Songs of Love And Hate".

Il successo finalmente acquisito non può essere appagante per uno spirito inquieto come quello di Cohen. Negli a seguire la sua voglia di mettersi in discussione lo porta a sperimentare altri tipi di arrangiamenti. Abbandona la chitarra, per cercare suoni più pieni. Prova il pianoforte, e poi l'elettronica, con risultati non sempre convincenti.

Da uno dei maggiori insuccessi commerciali nasce, però, Hallelujah. Il brano che forse contiene la summa della poetica coheniana. L'amore per il divino e l'amore per il terreno.

La debolezza umana che è la propria debolezza. La ricerca della perfezione che si scontra contro la limitatezza. L'amore per una donna che si può scambiare per l'amore assoluto, o per l'amore verso Dio. Per intonare la propria lotta interiore sceglie i temi biblici di Re David e di Sansone, il primo tentato da Betsabea, il secondo tradito da Dalila. L'amore per la materia e il potere di decidere sulla vita di un altro uomo che ti fa sentire come un dio. Così Leonard/David/Sansone ama Betsabea/Dalila, la musica, la vita e conosce la vittoria e la sconfitta e urla Hallelujah. Hallelujah per superare la bellezza e la bruttezza, Hallelujah per unire lo spirito e la materia, Hallelujah per vedere oltre la luce e il buio, Hallelujah sommessamente urlato verso il cielo come in un orgasmo.

Hallelujah avrà sospirato Leonard per salutare il suo amato mondo.