Per la rubrica PHARMASONGS, la Melopea in versi liberi, nata dall'osservazione del comportamento di alcuni miei clienti che manifestano tendenze narcisiste. Benché abbia delle connotazioni umoristiche, non sempre riesco ad avere la pazienza di tollerare un atteggiamento per cui, le regole comuni sono per le persone comuni, non per lui. Perché il narcisista cerca sempre di aggirare la fila, magari avvicinandosi lateralmente al bancone con una scusa. Se costretto ad aspettare, mostra un'impazienza teatrale, il suo tempo è visibilmente più prezioso di quello degli altri. Deve posizionarsi un gradino sopra di te, difficilmente accetta un consiglio standard, perché grazie ai suoi agganci importanti lui sa già la risposta, e non può perdere l'occasione di sminuire il tuo ruolo e farsi notare dagli altri clienti. Per il narcisista, l'immagine è tutto, e questo include l'idea di essere invulnerabile. Poiché non sanno gestire la vulnerabilità, un piccolo sintomo si trasforma immediatamente in un dramma. Hanno bisogno di una soluzione immediata, perché il loro disagio ha la priorità assoluta sul resto del mondo. È In questo momento che penso che la mia pazienza abbia svolto proficuamente la sua funzione, perché, nel momento in cui la corazza narcisistica mostra tutta la sua fragilità, riesco ad avvicinarmi effettivamente a loro, e mi illudo di avere davvero un rimedio definitivo. Quel rimedio che sappia scavare all'origine del problema. Forse perché c'è un Narciso in ognuno di noi.
Il rimedio per Narciso
Tendi la mano, Narciso,
tendi la mano al tuo riflesso,
a quell'immagine bellissima, perfetta,
che non conosce le unghie del tempo.
Ti sei specchiato alla superficie pulita,
ti sei innamorato della facciata che offri al mondo.
Finché la luna non si è messa di traverso,
il suo lato oscuro si è impadronito dello specchio,
la sua ombra si è impadronita del riflesso.
Adesso, adesso, tendi la mano, Narciso,
tendi la mano al triste abisso.
Solo per spaccare lo specchio,
perché non riconosci più te stesso.
Perché non sei tu.
Eppure sei tu. Sei tu.
Tendere la mano, adesso,
tendere la mano al tuo riflesso,
è un atto di ferocia sacra,
che rimette insieme i cocci di vetro.
Ricostruisce quell'immagine di cui non puoi fare a meno,
la tua ombra che si allunga all'estremo,
camminando tra i crateri della personale luna,
il tuo bambino impaurito e lì che trema.
Adesso, adesso, devi tendere la mano, Narciso,
tendi la mano al tuo riflesso.
Lo specchio è il vero ingresso.
Per abbracciare ancora quel bambino impaurito.
Anche senza capire l'origine della paura.
Solo per riflettere sulle tue viscere tremanti.
Narciso, tendi la mano, adesso.
Tendi la mano al tuo riflesso.
Adesso che la tua luce è completa del buio interiore.
Adesso che il tuo sguardo riflette
quello di un bambino ferito, impaurito,
l'intelligenza liquida che abita le tue ferite,
accoglie la mano e ne fa carezza,
disinfettando le crepe tra i frantumi.
Tendi la mano al tuo riflesso.
Adesso.
