domenica 9 settembre 2018

Il canto dell’africano - un mio racconto pubblicato oggi


http://www.magazzininesistenti.it/il-canto-dellafricano-di-gabriele-peritore/

Per leggere il racconto basta cliccare quassù... Î

Alcuni pareri dei lettori:

Poetico,Intenso e Commovente. La ripetizione dei gesti e dei pensieri, così come è descritta, fa stare male è angosciante, si prova quasi la stessa sofferenza del giovane protagonista..Ecco è così che ci sente e non è facile descriverlo. La terra, il pane, la vita, le radici, la famiglia: poche certezze per potere tirare avanti e tanto dolore. Altro che lo smalto alle unghie e tutte le altre inutilità che gravitano attorno a noi e nel web. E' un nuovo blues, è un canto triste ma voglio pensare che chi canta ha in sé speranza. Chi canta scopre la sua forza. E ' una storia dura e cruda ma è raccontata nel modo giusto. Perché  serve per conoscere.Serve per capire.
Ubaldo Scifo

Sottoterra la temperatura dell'aria é costante. Sottoterra i rumori sono attutiti, solo ritmo, sordo. Scendi un pò più giù e sono annullati del tutto. Sottoterra non c'é vuoto e lo spazio, ogni centimetro, devi scavarlo a fatica. Se non ti manca l'aria, se non ti finisce la forza. La forza del passato, gli avi, tua nonna che l'ha appreso da bambina e poi ha dovuto capirlo per tutta la vita, ti rivelano il segreto della vita tutta, non solo umana, anche animale, la stessa delle piante e dei vermi. Scava oltre la tua stessa tomba. Sfonda il suolo. Accedi a un altro mondo. Sopravvivi alla tua stessa tomba. Allora sarai forte e ti sarai conquistato il diritto di vivere, che nascere non ti ha lasciato in eredità. Lotta ragazzo, lotta. Cantare parole eterne ti aiuterà... il tuo racconto é cronaca e storia universale. Mi é piaciuto molto, si é capito?
Toti Careca

Più che un racconto è quasi una canzone. Bene per il tema! Dobbiamo fare tutti insieme opera di umanità e civilizzazione.
Claudio Orlandi

Bello, bellissimo racconto Gabriele: intenso e angoscioso.
Gabriele Dodero

È già stato detto parecchio ma vorrei aggiungere che hai davvero toccato la superficie del fondo e la descrizione è inequivocabile... ed hai trovato la luce.
Marinella Ru

Il canto africano, del poeta e scrittore Gabriele Peritore, nel teatro disumano del nostro tempo si fa blues.
Il ritmo, nella scrittura dell'autore, nell'anafora, incalza piu' potente della cronaca quotidiana. Un monologo - a tratti nella lingua originaria del protagonista - piu' incisivo di un Favino all'ultima edizione del Festival di San Remo.
E arriva. Arriva nel profondo di noi, piu' profondo di quella terra scavata da un'umanita' vittima di chi commercia nel dolore fino alla morte, di caporali che non sono ne uomini ne persone:
Infami.
La sensibilita' dell'autore non e' nuova alla tematica dell'immigrazione nel nostro Paese. Parte da lontano nei versi de "I giorni Con Faqi" in A respiro trafitto,
silloge edita da Edizioni del Giano nel 2004 per approdare nuovamente nel breve romanzo "L' Isola confine" per Edizioni Croce nel 2014, quel "...Confine per i naufraghi che arrivano dall"Africa. Confine per un occidentale in crisi esistenziale..." ndr
Ma in Canto dell'Africano, nella lettura, d'innanzi ai nostri occhi attenti si erge l'umanita' tanto vera quanto poetica nell'universalita' del dolore che lotta con le unghie per raggiungere la luce della dignita'.
L'invito e' quello di leggere Il Canto dell'africano di Gabriele Peritore per comprendere che il sudore del dolore e' pianto di una Terra Madre per ogni umanita'.
Cony Ray

Racconto breve ma incredibilmente intenso e lirico, che senza indulgere nei particolari che suscitano la lacrima superficiale e momentanea, le cui parole rimbombano nel cuore e nella mente ," scavando nel "terreno" di chi legge,per aiutarlo a trovare più facilmente i semi dell'indignazione e della non rassegnazione, divenuti, oggi più rari e più preziosi di qualunque monile.
Valerio Di Paolo


Anche per me è molto bello il racconto. Io sono cresciuta e vivo in Capitanata, la terra dell'oro rosso. Li ho visti e continuo a vederli i ragazzi nei campi assolati... nel nostro Paese troppo spesso le cose non cambiano, troppo spesso si rimane impuniti. É giusto denunciare, parlarne sempre e comunque per smuovere le coscienze... forse, chissà... ma il “raccontare” te li porta dentro certi vissuti. Ti umanizza e ti coinvolge. Grazie Gabriele Peritore per aver dato voce sommessa ad un pianto troppo spesso inascoltato.
Lucia Gargano

Mi sono presa un po' di tempo per parlarti del tuo racconto. È un argomento vivo, sanguina ancora e sanguinerà per ancora molto tempo. Scriverne è una presa in carico, è assumersi un rischio. Da un lato quello "politico", dall'altro quello di scivolare nella retorica dell'uomo bianco che parla per il nero. Però tu hai schivato tutto questo. In realtà arriva il sudore, la desolazione, la solitudine, il dolore, l'abbandono, l'aggrapparsi alla terra, al buco, ai riti e alla memoria per rimanere vivi e umani. E tutto questo è oltre il colore della pelle, oltre le proprie radici. È l'uomo.
Isabella Dilavello

La narrazione di Gabriele Peritore, la triste realtà dello sfruttamento che sfocia nella schiavitù. Da leggere e riflettere, un seme da cui far germogliare la pianta della verità e della liberazione.
Maurizio Celloni

Ho letto con attenzione il racconto. Illumina un angolo di realtà che ci cammina proprio a fianco ma che non vediamo, o non vogliamo vedere, in questo mondo dallo sguardo limitato che ha abbandonato il panorama, per rifugiarsi nei dedali di strade che occultano e riparano.
Max Fuschetto

Lo scavare tra i ricordi, lo scavarsi una fossa, lo scavare affondo per capirci meglio qualcosa, lo scavarsi dentro per sentire un'emozione, scavare per una latrina. Non potevi scegliere termine migliore. L'ambivalenza della parola "scavare" restituisce dignità e ricchezza anche al più povero materialmente su questa terra. Lui infatti riesce a bucarsi dentro, guardarsi e ad esprimersi e poi a cantare contro e nonostante tutto. Forse è proprio per questo che non mi ha commosso e credo sia più giusto così.
Francesca Spaccatini

Commovente, pregnante di dolore e voglia di vivere che sa essere poetico e intenso senza cadere nel pietismo cronachistico. Complimenti, una bella narrativa civile di cui si ha bisogno.
Roberto Menabò