Per la rubrica: Parola ai Poeti NON Artificiali, la chiacchierata con l'autore (anche dialettale) Stefano Ambrosi, sul potere della poesia di creare emozioni, di essere una fedele compagna a prescindere dai versi e tanto altro...
Fare poesia è non permettere al tempo di smarrire un pensiero, nasce se c’è un grande bisogno di capire e dire nello stesso momento ma è quando poi, effettivamente, arriva a strappare qualche lacrima che non era stata messa a conto che potesse uscire, che se ne comprende il grande potere comunicativo.
Che rapporti hai con la poesia?
Io parlo poco, non sono un tipo molto loquace, in questo la poesia è d’aiuto, è di grande compagnia, un’amica fidata alla quale riconosco una qualità preziosissima: è chiarificatrice e in molti testi meta-poetici l’ho confessato.
Poesia è soprattutto lavorare con la parola. Quanto conta ancora la parola in questo periodo storico nel suo massimo abuso telematico?
La parola ha sempre contato molto in qualunque periodo storico. In questo dove l’abuso telematico è dietro “L’angolo” o in agguato dentro ogni workstation a scapito del diritto alla privacy e nell’inosservanza degli articoli 615 e 640 ter del codice penale, occorre sempre avere comunque il coraggio della parola. Siamo ancora in libertà di stampa ma
La libbertà è cara e pretenziosa,
però ce devi mette li paletti
perch’è legata a cosìtanti aspetti,
che ognuno cià la sua, bella e preziosa.
De libbertà peccùi ce ne sò a josa!
Si un su-misura vòi, che se rispetti,
devi provalla toje li difetti
e solo doppo fà er paino in posa.
Ma ’ndo comincia e ’ndo annerà a finì
la mia e la vostra si nun c’è er giudizzio
che soprassiede a dì: Termina qui?
Allora se oprirebbero le gare
e ognuno a ricercà vento propizzio
potrebbe fà e strafà come jepare.
La poesia si immola alla parola ma sa benissimo di esistere anche senza di lei. La stessa differenza che c’è tra la poesia che si vive e quella che si scrive: sono nutrite da bisogni differenti.
Come può la parola umana competere o interagire con la parola dell'intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale non ha un pensiero proprio, non ha emozioni ma tantissime parole che per essere estrapolate nel giusto modo hanno bisogno di domande precise e mirate. Però non possiamo vivere nella paura. Camminiamo a fianco della tecnologia da lungo tempo e molte diffidenze le abbiamo superate consideriamo l’I.A. come una amica. Facciamole fare la bassa manovalanza. Esempio: scrivo una poesia, poi scopro che è talmente musicale nel leggerla che trovo la melodia, ma come faccio a salvarla se non conosco la musica? Semplice, I.A. ti aiuta con una applicazione, così non c’è competizione ma collaborazione. Mio il testo, mia la linea melodica, voce e arrangiamento dell’I.A.
Qual è la tua opera in cui ti riconosci di più? Ce ne vuoi parlare?
Ogni pubblicazione ha dietro un grande lavoro di studio. La mia prima silloge di poesie è stata pubblicata nel 2008 con Lettere Caffè e Cromosema prefazione di Agostino Raff nostro mentore da sempre. Dal titolo “Poesie de scopa” fu pubblicato con il patrocinio morale del Comune di Roma e dell’Azienda Municipalizzata Ambiente. Dopo assidue frequentazioni del Centro Romanesco Trilussa e dell’Accademia Romanesca e grazie ad un amico comune Enrico Pagliasso in arte Cony Ray nel dicembre del 2012 pubblico come Editore indipendente un poemetto erotico in strambotti romaneschi dal titolo “Freghèide”A febbraio del 2020, sempre come Editore Indipendente, per il centenario della nascita della Garbatella pubblico “Grabatella: passeggiata poeticoromanesca”con prefazione di Cony Ray. Le copie andarono a ruba senza avere avuto il tempo di fare neanche una presentazione. Ma il libro dove mi riconosco di più è l’ultimo, pubblicato nell’ottobre del 2024 “Tutte a memoria”. Auto-edito con prefazione di Enza Li Gioi. 61 poesie. Alcune in italiano altre in vernacolo romanesco che hanno tutte la stessa caratteristica: sono state imparate a memoria e declamate al Poetry Slamm (con due emme) di Lettere Caffè a San Francesco a Ripa 100, nei lunedì poetici condotti da Claudia D’Angelo. Un libro che racchiude anni di frequentazione con l’amore e la costanza avuta di imparare una poesia a memoria a settimana.
La poesia può ancora comunicare con le nuove generazioni?
Io credo che la poesia accompagni ciascuno di noi qualsiasi percorso di vita venga intrapreso. Che poi si riversi su un foglio bianco per farsi leggere in versi è relativo. Perché la poesia è un bisogno umano a prescindere da vecchie o nuove generazioni. Questo perché la poesia è un grande tesoro scoperto del quale continuiamo la ricerca.






