domenica 25 gennaio 2026

J.B. Lenoir: il Blues e l’impegno

Per la rubrica: Archeologia musicale, la storia di uno dei primi bluesman a inserire tematiche sociali nei suoi brani nei primi anni cinquanta, perché le sofferenze del suo popolo sono le sue stesse sofferenze, permettendo al blues di prendere un'ulteriore direzione…



Lavare i piatti in un locale, nella Chicago degli anni cinquanta, non è il massimo per nessuno, figurarsi per un musicista. Eppure, J.B. Lenoir, arrivato da New Orleans nella Windy City, ha moglie e figli da mantenere e la sua passione non gli basta per sopravvivere; è costretto a sbarcare il lunario sciacquando e lustrando piatti e posate. Niente di strano che nel locale dove presta servizio, come succede negli altri locali della metropoli, ha la possibilità di ascoltare i pionieri della musica, responsabili della svolta epocale del blues. Proprio in quegli anni, il genere musicale che è sempre stato il veicolo della tradizione afroamericana degli stati del sud, incomincia a contaminarsi con altre sonorità, si consolida l’elettrificazione degli strumenti e l’amplificazione, e a ballare sono masse di gente ancora più enormi. Sono le ugole e i polpastrelli bollenti di Muddy Waters, Elmore James, Little Walter e tanti altri geniali musicisti a traghettare il blues verso il rock blues, e ancora a conquistare il mondo con il Rock and Roll come quello che propone Bo Diddley. Mentre lavora J.B., per lenire la fatica e non vedere le sue mani rovinarsi con il sapone, canta le canzoni dei suoi colleghi e canta le sue stesse canzoni. Pensa al suo nome: J.B., che non è un nome ma soltanto due iniziali di non si sa che cosa. Soltanto due lettere, un nome che non è nome. Perso insieme alle radici. Probabilmente le sue più belle composizioni sono nate davanti a un lavabo pieno di schiuma e stoviglie, e sudore sulla fronte. Ad un certo punto, però, il turno di lavoro finisce… Così J.B. Lenoir può indossare la sua giacca zebrata dalla lunga coda, imbracciare la chitarra, salire sul palco e cantare tutta la rabbia che ha dentro. Perché proprio lui, con la sua musica e i suoi testi, è uno degli artefici di questo cambiamento. Gli ha insegnato il padre a suonare la chitarra, prendendo spunto dai tradizionali arrangiamenti di Blind Lemon Jefferson, e J.B. li fa suoi, velocizzandoli e attualizzandoli. Tira fuori tutto quello che ha dentro il cuore, con la sua voce sofferente e acuta che, nell’emissione raggiunge tonalità altissime, tanto da essere scambiata spesso per quella di una donna. Sono innumerevoli le sue registrazioni in quegli anni presso varie etichette e in collaborazione con eccezionali musicisti. I suoi brani non hanno mai avuto il successo meritato. Probabilmente il pezzo che ha scalato per un po’ più di tempo le classifiche è Mama Talk To Your Daughter, uno dei brani più classici del suo repertorio. Non hanno niente di meno brani poco celebri ma che possono essere considerati come i suoi manifesti: Let’s Roll e The Mojo Boogie. J.B. Lenoir mette nei suoi testi tutto quello che sente, che vive. Il brano Eisenhower Blues nasce come una preghiera rivolta al Presidente degli Stati Uniti dell’epoca, motivata dal comprendere profondamente le difficoltà economiche della sua gente che, poi, sono le sue stesse difficoltà. Osservare la realtà di quel periodo, in cui le manovre politiche hanno portato alla paura del diverso, dello straniero, attraverso la guerra fredda, e per giustificare emorragie economiche destabilizzanti per la popolazione, ha portato alla vera e propria guerra con la Corea. Lenoir avverte tutto questo e lo riversa nel suo blues. Infatti il lato A di Eisenhower Blues è I’M In Korea, in cui si immedesima nel dolore di un soldato che deve partire per il fronte e lasciare la propria casa, abbandonare la propria moglie in un giaciglio vuoto. Sono registrazioni che risalgono a un periodo compreso tra il 1951 e il 1954. Probabilmente sono i primi blues che affrontano dichiaratamente tematiche sociali e che utilizzano l’impegno come ingrediente fondamentale della composizione. J.B. non si ferma mica qui, ribadisce il concetto in Korea Blues e affronta le tematiche razziali in Alabama Blues. Poi, però, si torna a ballare e sono indimenticabili i suoi ritmi in Voodoo Boogie e in I Feel So Good. Negli anni sessanta prosegue la sua produzione impegnata, infatti quando scoppia la guerra con il Vietnam esce la sua Vietnam Blues, con il pensiero rivolto a chi è costretto a partire per una guerra che fa vittime sempre innocenti. In quel periodo, però, il blues, a causa di sconvolgenti e attraenti novità artistiche, vive un momento di incapacità nel comunicare con le nuove generazioni. J.B. Lenoir non si dà per vinto e pur di continuare le sue sperimentazioni musicali, inserendo ritmiche africane nei suoi arrangiamenti, si impegna a trovare altre entrate, andando a lavorare nelle cucine dei locali. Bisogna aspettare, come per tanti suoi colleghi, il Revival Blues a metà degli anni sessanta, per permettergli di tornare a esibirsi con una certa continuità e per tornare ad incidere. Il suo glorioso rientro in scena purtroppo dura poco, troppo poco. Tre settimane dopo un incidente stradale, avvenuto nel 1967, le ferite interne riportate non gli lasciano scampo. Con poca vita vissuta, soli trentotto anni, e tante tantissime altre cose da raccontare. 








Little Walter: 

Elmore James:



sabato 10 gennaio 2026

Il rimedio del marinaio

Per la rubrica: PHARMASONG, la storia di un vecchio marinaio che è venuto a trovarmi in farmacia, raccontandomi che non vedeva la donna che amava da tempo infinito. Non mi chiedeva un rimedio, anche perché non avrei saputo cosa consigliare, non esisteva rimedio migliore della sua esperienza. Chiedeva soltanto ascolto. Il mio lavoro è anche questo: ascoltare, e ascoltando non potevo che farci una canzone. 




Il rimedio del marinaio 


Ho una cicatrice sul cuore a forma di farfalla. 

La accarezzo sfiorando ogni più lieve solco, 

fino a intrattenermi in quelli più profondi.

La ringrazio soffermandomi sui suoi contorni, 

perché mi suggerisce la destinazione da prendere. 

Riempiendo d'oro le crepe brilleranno come stelle. 

Come stelle nella notte. 


Affido le mie parole al canto deĺle sirene 

che tra follia e ragione troveranno rimedi 

e approdi, che non abbiano il tuo nome. 

solo il battito delle tue ali.


Sono un'isola nell'isola che viaggia nel silenzio 

dei battiti seguendo rotte cardiache.

Ogni battito è un colpo di remi, un’eco che rimbalza 

tra le pareti del petto, tra i vortici del respiro,  

impegnato a mutare il vento. Il vento che m'invento,

che inverte la bussola, ricuce la mappa, la ricama di luce.

La luce nata dallo strappo. 


Affido le mie parole al canto deĺle sirene 

che tra follia e ragione troveranno rimedi 

e approdi, che non abbiano il tuo nome. 

solo il battito delle tue ali.


giovedì 8 gennaio 2026

Emozionante duetto

Il mio duetto con l'Orchestra Filarmonica Europea di Ernesto Celani, durante la messa in scena dell'opera Lo Scompiglio, di cui sono autore dei testi, con musica del Maestro Marco Pofi, il 25 ottobre 2025, presso l’Auditorium del Divino Amore, con la direzione di Claudia Martini. 

Per l'occasione ho vestito i panni anche del narratore provando l'indescrivibile emozione di duettare con l'orchestra. 


domenica 4 gennaio 2026

Cenni biografici

Gabriele Peritore 

Poeta, farmacista, blogger, videomaker 



Nato ad Agrigento. Ha conseguito la laurea in Farmacia presso l’università degli Studi di Palermo. Vive e lavora a Roma come: 

farmacista preparatore galenico;

poeta, scrittore, operatore culturale attivo in svariate manifestazioni di carattere nazionale e internazionale; 

blogger, gestisce l'omonimo blog in cui si occupa di Cultura e Controcultura, Poesia e Pirateria. Precedentemente (2016/2019) è stato caporedattore centrale della testata giornalistica online Magazzini Inesistenti;

videomaker, ha realizzato la videopoesia Benvenuti nel primo mondo (2023), vincitrice del 7° Concorso nazionale SINESTETICA per poesia inedita e videopoesia. E Opera DeLirica (2024) 

Pubblicazioni:

“Lo Scompiglio” (libretto per opera, con musica composta da Marco Pofi, 2025)

“L’isola confine” (romanzo, 2014, Edizione Libreria Croce)

“Vino e Venere” (romanzo, 2012, Edizioni Libreria Croce).

”A respiro trafitto” (poesie, 2004, produzione clandestina).

“Io sono la vera vite”, simbologia e fitoterapia delle piante dei Vangeli (saggio, 2007, Edizioni Libreria Croce).

“Luigi Filippo Peritore, intellettuale agrigentino” (saggio monografico, 2008, Ca. Gi. Editore).

Presente in numerose antologie. 

È uno dei poeti protagonisti del documentario “Poeti” del regista Toni D’Angelo in concorso alla 66ima edizione del Festival del Cinema di Venezia 2009.Nel 2010 una poesia tratta dalla silloge “A respiro trafitto” diretta dal video artista Quinto Ficari ha partecipato allo ZebraPoetry FilmFestival di Berlino, il più importante festival di videopoesia in Europa. A ottobre del 2020 è stato insignito di una menzione speciale per la poesia “Cadenza” all’interno del Premio Internazionale I Colori dell’anima e il Gran Premio della Giuria per la poesia “Il segreto del profeta” al Premio Nazionale Ossi di Seppia nel febbraio del 2021. Sempre nel 2021, in primavera, una menzione d'onore per il racconto "Il canto dell'africano" al Premio Nazionale Lorenzo Montano. La silloge inedita "Canti galenici" si aggiudica il terzo premio al Premio Nazionale AlberoAndronico nella primavera del 2022. Finalista al Premio Bologna in Lettera 2025, per la Poesia Orale, con il progetto MareCromia.